Calcio

Lippi e Zaccheroni stelle dell'Asia

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Nel torneo continentale attualmente in corso negli Emirati Arabi Uniti gli allenatori stranieri sono addirittura 20 su 24 partecipanti. Non un segno di grande salute del movimento...

La Coppa d’Asia 2019 che si sta disputando negli Emirati Arabi Uniti è l’edizione che più di tutte le altre ha in panchina allenatori che sono, o sono stati, di prima fascia europea. Non i mestieranti o gli sconosciuti di un passato anche recente, ma tecnici che fanno sorgere nella testa dell’appassionato medio una domanda politicamente scorretta: ma come sono finiti ad allenare in certi posti? Poi ovviamente non mancano i soliti sconosciuti... Delle 24 squadre partecipanti, prima edizione che si adegua al format gigantistico di un po’ tutte le competizioni, addirittura 20 sono allenate da stranieri, a partire dalla nazione ospitante che è guidata dall’ottobre 2017 da Alberto Zaccheroni.

L’ex allenatore di Udinese, Milan, Lazio, Inter, Torino e Juventus è fra l’altro un esperto della competizione, visto che nel 2011 l’ha vinta sulla panchina di un Giappone che in campo aveva Nagatomo, Honda e Okazaki. Con la stessa nazionale Zaccheroni avrebbe partecipato anche al Mondiale 2014 in Brasile. Sempre nel gruppo A, la Thailandia è invece guidata da Milovan Rajevac, serbo dalle tante incarnazioni e ricordato soprattutto per avere portato il Ghana a un passo dalle semifinali nel Mondiale 2010: era la squadra di Muntari, degli Asamoah (sia l’attuale interista sia il Gyan ex Udinese e Modena) e Boateng. Nel profilo del giramondo semisconosciuto in patria rientra molto di più l’inglese Stephen Constantine, per la seconda volta nella sua lunga carriera alla guida dell’India. Più o meno con lo stesso curriculum, anche se più centrato sul calcio giovanile, il ceco Miroslav Soukup che allena il Bahrain.

Il livello torna ad alzarsi nel gruppo B con il tedesco Bernd Stange, che a quasi 71 anni ha rimandato la pensione per allenare la Siria. Autentico santone del calcio della Germania Est, ha saputo sopravvivere alla riunificazione del 1990 e quella attuale è la sua sesta nazionale. Nel suo girone la Palestina dello sconosciuto algerino Noureddine Ould Ali, una vita da assistente, e la Giordania del belga Vital Borkelmans, che tutti ricordano soltanto come ottimo difensore (del Club Brugge, soprattutto).

Il gruppo C è quello dei pesi massimi, a partire da Marcello Lippi: campione del mondo 2006 con gli azzurri, senza contare tutto ciò che ha fatto con la Juventus, guida la Cina da due anni e mezzo. Sue avversarie la Corea del Sud del Paulo Bento, che con il Portogallo il Mondiale lo ha conosciuto sia da giocatore nel 2002 sia da allenatore nel 2014, le Filippine di Sven Goran Eriksson (due Mondiali con l’Inghilterra e uno con la Costa d’Avorio) e il meno titolato russo Aleksandr Krestinin con il Kirghizistan.

Volti notissimi anche sulle panchine del gruppo D, con il portoghese Carlos Queiroz, che dal 2011 guida l’Iran (anche a due Mondiali, dopo quello del 2010 alla guida del Portogallo) e lo sloveno Srecko Katanec sulla panchina dell’Iraq: per il campione d’Italia con la Sampdoria di Mantovani due Mondiali, uno con la Jugoslavia da giocatore, a Italia ’90, e uno con la Slovenia da allenatore nel 2002. Slovacco è invece Jan Kocian, tecnico dello Yemen che il Mondiale lo ha conosciuto soltanto da giocatore, con la memorabile Cecoslovacchia di Italia ’90 che si arrese soltanto alla Germania Ovest nei quarti di finale. Più oscura e quasi tutta in patria la carriera del sudcoreano Park Hang-seo, che dal 2017 guida il Vietnam.

Tre tecnici stranieri su quattro nel gruppo E, a partire da Juan Antonio Pizzi con l’Arabia Saudita: l’argentino naturalizzato spagnolo ha frequentato il Mondiale sia da attaccante della Spagna nel 1998 sia da allenatore, proprio con l’Arabia Saudita l’anno scorso, anche se in panchina il meglio lo ha fatto nel Cile post-Sampaoli. Lo spagnolo del Qatar Felix Sanchez è uno sconosciuto, ogni tanto bisogna dirlo anche se Wikipedia consente di scrivere due righe su chiunque, mentre il montenegrino Miodrag Radulovic ha un curriculum più ricco, soprattutto in patria, ma viaggia su un altro pianeta rispetto ai Lippi e agli Eriksson. Nel gruppo F spicca la presenza di Hector Cuper sulla panchina dell’Uzbekistan: per l’ex argentino dell’Inter un Mondiale sulla panchina dell’Egitto, l’anno scorso, e una carriera quasi tutta di primo piano. Un Mondiale solo anche per l’olandese Pim Verbeek dell’Oman, alla guida dell’Australia nel 2010.

Conclusione? 20 allenatori stranieri su 24 squadre. Segno che il salto di qualità del calcio asiatico, per quanto sia assurdo parlare di calcio ‘asiatico’ dalla Palestina al Giappone, a livello di allenatori è ancora più lontano di quello dei giocatori.