Calcio

Ramsey, Godin e altri svincolati

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Le operazioni a cui stanno lavorando Juventus e Inter arrivano al termine di un decennio in cui i cosiddetti parametri zero sono a volte (rare) stati decisivi per le fortune delle squadre che hanno 'convinto' loro e i loro procuratori...

La Juventus su Ramsey, l’Inter su Godin, il Barcellona su Rabiot e tanti altri casi stanno riportando l’attenzione su quello che nell’immaginario collettivo italiano rimane il ‘parametro zero’ anche se i parametri non esistono più da quasi 23 anni, cioè da quando ha sortito i suoi effetti la sentenza Bosman. Stiamo parlando di calciatori nel pieno delle rispettive carriere, non di vecchie glorie e nemmeno dell’ormai classico giovane scippato sfruttando pieghe del regolamento o accordi particolari (…) con il suo procuratore. Giocatori che per differenti motivi entrano nell’ultimo anno del loro contratto in essere senza avere accordi per il rinnovo e che quindi, nel caso abbiano mercato, si ritrovano con il coltello dalla parte del manico. Ma quanto ha pagato la strategia dei parametri zero negli ultimi anni in Italia?

Prendiamo in considerazione la Juventus dell’era Marotta, cioè quella dal 2010 ai giorni nostri (senza più Marotta, ovviamente). Nel corso degli anni sono arrivati da svincolati Ziegler, Pazienza e Pirlo (stagione 2011-12), Rubinho, Lucio, Pogba e Troisi (2012-13), Llorente (2013-14), Neto, Khedira e Cerri (2015-16), Dani Alves e Simone Ganz (2016-17) ed Emre Can (2018-19). Come si può vedere, ci sono fuoriclasse assoluti (Pirlo e Pogba) che hanno dato la loro impronta a questo ciclo, buoni giocatori e situazioni che non sono decollate ma comunque quasi sempre con giocatori che nella Juve potevano almeno stare in panchina.

Nell’Inter dello stesso periodo, quindi dal 2010 (anno che per i nerazzurri ha diviso il ‘prima’ dal ‘dopo’), i giocatori ingaggiati da svincolati sono stati Andreolli e Campagnaro (2013-14), Berni e Vidic (2014-15), Erkin e Banega (2016-17), Padelli (2017-18), Asamoah e De Vrij (2018-19). La differenza di impatto con gli svincolati presi dalla Juventus è così evidente che non merita nemmeno di essere spiegata, anche se il contesto societario e tecnico in cui questi giocatori sono capitati è stato ben diverso da quello di una squadra in lotta per lo scudetto.

I luoghi comuni vogliono il Milan della parte finale dell’era Berlusconi molto affezionato agli svincolati, ma in realtà Galliani non ha ingaggiato più parametri zero della concorrenza. La qualità è stata però nella media nettamente inferiore, in alcuni casi in modo imbarazzante… In questo decennio sono arrivati in rossonero in questo modo Yepes (2010-11), Mexes e Taiwo (2011-12), Montolivo, Bakaye Traoré e Muntari (2012-13), Coppola (2013-14), Agazzi, Alex e Menez (2014-15), Rodrigo Ely, José Mauri e Boateng (2015-16), Vangioni (2016-17), Reina e Strinic (2018-19). Tutto è in proporzione, insomma.

Il Napoli di De Laurentiis è raramente entrato nel mercato degli svincolati, se non per giovani o operazioni minori. Per la prima squadra nel corso degli anni ci si ricorda giusto di Koffi (2010-11), Colombo, Donadel e Santana (2011-12), Strinic (2014-15), Younes e Ciciretti (2018-19). Strategia o caso? Di certo il mettere le mani sullo svincolato di qualità presuppone un filo diretto con chi lo rappresenta. Più attiva la Roma con Fabio Simplicio e Adriano (2010-11), Heinze e Nego (2011-12), Dodò (2012-13), Maicon (2013-14), Ashley Cole, Emanuelson e Seydou Keita (2014-15). Significativo che i giallorossi, con l’impronta di Walter Sabatini, abbiano smesso con gli svincolati da qualche anno: basta con operazioni per sistemare il presente, via libera soprattutto all’acquisto di giocatori futuribili.

Le conclusioni sono abbastanza scontate, ma non per questo meno importanti. Il mercato degli svincolati a volte propone grandi occasioni (da non dimenticare che nel decennio precedente l’Inter era arrivata in questo modo a Cambiasso e il Milan a Cafu, per fare due esempi clamorosi), campioni sottovalutati o prematuramente dati per finiti, ma più spesso no. Difficile in questo tipo di mercato distinguere la causa dall’effetto, ma la realtà comunque dice che chi vince non solo opera meglio di altri sul mercato normale ma anche su quello degli svincolati.