Calcio

Mourinho e Manchester United, un amore mai nato

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Dopo due anni e mezzo le strade dell'allenatore portoghese e dei Red Devils si separano. Colpa di gioco e risultati, ma anche di una fusione con l'ambiente mai realmente riuscita e soprattutto di acquisti quasi tutti sbagliati...

L’esonero di José Mourinho dalla guida del Manchester United segna la fine di un amore mai nato, dopo due anni e mezzo in cui l’allenatore portoghese ha continuato a ritenere la rosa inadeguata rispetto alle sue ambizioni. Al di là dei tecnicismi (nel comunicato ufficiale si dice che è stato Mourinho a lasciare, quindi è probabile che la verità sia quella di una rescissione consensuale) e della volontà di Mourinho di andarsene, si tratta di una decisione del club visto che gli è stata comunicata dal vicepresidente Woodward. La squadra nell'immediato sarà guidata da Michael Carrick, già nello staff, e da Nicky Butt, allenatore delle giovanili: non occorre troppa fantasia per associarli alla figura di Alex Ferguson. Carrick, ritiratosi pochi mesi fa dal calcio giocato, nel 2006 è stato uno degli investimenti più pesanti dell’era Ferguson (che lo prese dal Tottenham nel 2006) ma anche uno dei giocatori da Ferguson più amati, mentre Butt fa parte della grande generazione dei Beckham, degli Scholes e dei Neville: nomi chiaramente che piacciono ai tifosi, anche se è probabile che una scelta più forte venga effettuata nelle prossime settimane.

Ma tornando a Mourinho, nonostante questa prima parte di stagione, illuminata soltanto dalla vittoria di Torino contro la Juventus, uno che non guarda le partite non può dire che a Manchester abbia fatto male. Vittoria in Europa League e in Coppa di Lega alla prima stagione, secondo posto in Premier League l’anno scorso dietro (molto dietro) al City di Guardiola. Tutto va valutato alla luce delle campagne acquisti: nell’estate 2016 arrivarono Pogba dalla Juventus per oltre 100 milioni di euro, Mkhitaryan dal Borussia Dortmund e Bailly dal Villarreal per circa 40 l’uno, più lo svincolato Ibrahimovic dal PSG. I colpi dell’estate 2017 furono invece Lukaku (85 milioni all’Everton), Matic (45 al Chelsea), Lindelof (35 al Benfica). La scorsa estate invece sono arrivati Fred dallo Shakhtar per 60 milioni e Dalot dal Porto per 22. Nell’ordine: Pogba è diventato il primo nemico di Mourinho all’interno della squadra e la vittoria nel Mondiale lo ha fatto diventare ancora più arrogante, Mkhitaryan è stato scambiato con Alexis Sanchez, Ibra è in America, Lindelof gioca ma Mourinho non lo ritiene all’altezza di stare in una difesa da top club, Fred, Bailly, Dalot e Sanchez sono quasi sempre in panchina o in tribuna. I soli Lukaku, peraltro in questa stagione non scintillante, e Matic hano fatto il loro.

Insomma, in tre anni i soldi messi sul mercato sono stati meno di quelli del City e ultimamente anche del Liverpool, ma non sono certo mancati e quasi tutti i giocatori erano sulla carta graditi a Mourinho. Che ha provato a riconvertire sé stesso, già dal suo ritorno al Chelsea, in un manager alla Ferguson (cosa che è nelle sue ambizioni, perché ha sempre ragionato come un dirigente) abbandonando la parte del capopopolo che però gli è sempre stata più congeniale e che ha interpretato anche in realtà che rappresentavano il potere costituito (ci è riuscito addirittura al Real Madrid, per dire). Così è rimasto a metà del guado, ma ciò che è peggio è che il suo Manchester United è quasi sempre stato modesto sul piano del gioco e anche poco coerente tatticamente, con estemporanei passaggi alla difesa a tre in partite in cui la sperimentazione non era consigliata, come quella recente con l’Arsenal e l’ultima persa con il Liverpool ben al di là di quanto dica il 3 a 1 del tabellino, con la difesa a tre che assomigliava pericolosamente a una difesa a cinque. E che cinque: Dalot, Darmian, Lindelof, Bailly e Young sono gente da metà classifica, che nemmeno il Ferguson di trent’anni fa potrebbe rivitalizzare.

A quasi 56 anni, li compirà il prossimo 26 gennaio, Mourinho ha rinunciato ad essere Mourinho per diventare un gestore di situazioni, ma queste situazioni allo United erano diventate ormai troppe e quindi la fine è arrivata inevitabile. Se questo suo cambio di atteggiamento sia stato figlio di una scelta (evidentemente sbagliata) o del naturale invecchiamento che colpisce anche gli allenatori lo dirà il futuro. Magari in Italia.