Calcio

Gallardo uomo da Libertadores

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L'allenatore del River Plate in pochi anni si è costruito un palmares internazionale impressionante, a dispetto di rose a disposizione spesso mediocri. Impossibile da spiegare perché l'Albiceleste non lo abbia già chiamato...

Marcelo Gallardo può essere definito uno dei più grandi allenatori in questo momento al mondo? In un settore come il calcio, dove le patenti di predestinato si distribuiscono a chiunque, l’ex centrocampista della nazionale argentina e di vari club (primo fra tutti il River Plate) predestinato lo è veramente. A 42 e dopo 7 di carriera ha già nel suo palmares due Libertadores e una Copa Sudamericana con una squadra mediocre come il River che non a caso con lui il campionato non lo ha vinto, più il titolo uruguaiano con il Nacional e varie coppette argentine. Insomma, il Gallardo allenatore non è più una scoperta da anni ed il vero mistero è perché per ricostruire l’Albiceleste non si sia ancora fatto il suo nome.

Gallardo è uno di quei personaggi del calcio che è passato dal campo alla panchina senza bisogno di periodi di decompressione. E lo ha fatto con il Nacional di Montevideo, proprio la squadra con cui ha concluso la carriera da giocatore, vincendo uno dei suoi tanti titoli anche se da giocatore il più bello rimane la Libertadores del 1996, con il suo River Plate, allenato ai tempi da Ramon Diaz. Una squadra in cui il ventenne Gallardo era poco più di una riserva, e dove i titolari si chiamavano Crespo, Francescoli, Almeyda, Ortega… La differenza di qualità con il presente è imbarazzante. Tornando al Gallardo allenatore, con il Nacional iniziò subito bene costruendo la squadra intorno al genio di un quasi trentacinquenne Recoba, liberato dal 4-3-1-2 di Gallardo, che sapeva di non poter contare su molto altro (di punta giocava Viudez, intravisto al Milan). Vittoria e saluti, in attesa della chiamata del River che sarebbe arrivata soltanto due anni dopo, in seguito alle dimissioni proprio di Ramon Diaz al termine della sua terza incarnazione da allenatore dei Millonarios (due erano state quelle da giocatore: proprio dal River lo acquistò il Napoli nell’estate del 1982).

Non occorre grande memoria per ricordarsi dei grandissimi giocatori allenati da Gallardo: nessuno. Accolto da una delle peggiori campagne acquisti nella storia del club, Gallardo eguagliò il record imbattibilità del River ma soporattutto vinse subito un trofeo importante come la Copa sudamericana, oltretutto battendo in semifinale il Boca Juniors al termine di due partite non meno combattute di quelle che abbiamo visto fra la Bombonera e il Bernabeu, con il solito contorno di fatti drammatici (fra questi la morte della madre di Gallardo poco prima della seconda partita con il Boca). Emblematico che il giocatore simbolo fosse Leonardo Pisculichi, che nemmeno un suo amico collocherebbe fra i primi diecimila attaccanti della storia del calcio argentino.

Ma con quella squadra un po’ così Gallardo è riuscito a vincere la Libertadores 2015, sopravvivendo ad un altro incrocio con il Boca, questa volta negli ottavi, con partita di ritorno alla Bombonera sospesa per incidenti e coppa vinta in finale sui Tigres. Il resto è storia di oggi, con Gallardo che in pochi anni è diventato l’allenatore più vincente del club a livello internazionale, con una fama (strameritata) di allenatore che cerca sempre di incidere sulle partite senza attaccarsi a un modulo: la stessa recente doppia sfida con il Boca lo ha dimostrato.

E adesso? Al di là di come finira il Mondiale per club, mezzo River sembra in partenza: da Pity Martinez a Palacios, da Borré a tanti altri, l’anno prossimo metà della squadra che ha conquistato la Libertadores sarà da altre parti. Non Gallardo, almeno ufficialmente. Troppo poco ‘profeta’ per incantare qualche europeo, nonostante in Europa ci abbia giocato e anche molto bene, nel suo destino di allenatore c’è di sicuro l’Albiceleste. Dove convocherebbe ben pochi di quelli visti nella finale di Libertadores, fra tutte e e due le squadre.