Calcio

Paolo Rossi e il Vicenza, una storia infinita

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L'eroe del Mondiale 1982 è tornato come consigliere nel club che lo lanciò in un memorabile campionato di serie B anni Settanta, quando già era stato etichettato come promessa mancata...

Il ritorno di Paolo Rossi a Vicenza e al Vicenza fa notizia, anche se in concreto la stella del Mondiale 1982 non avrà ruoli operativi: sarà consigliere e ambasciatore del club che Renzo Rosso sta rilanciando, con il sogno proibito di tornare ai livelli toccati con il Rossi giocatore. L’imprenditore dell’abbigliamento, inventore del marchio Diesel, forse preso dall’entusiasmo, ha definito Rossi ‘Grande manager’, ma Rossi è soprattutto un’icona e come tale potrebbe avere la sua importanza nel futuro di un club fallito nella scorsa stagione e rinato sfruttando il titolo sportivo del Bassano. Di sicuro il toscano Rossi è il giocatore più famoso nella storia del Vicenza, più anche del vicentino Roberto Baggio che però fu ceduto alla Fiorentina quando aveva 18 anni, anche se è sbagliato dire che nella storia sia esistito solo il Vicenza di Paolo Rossi. I biancorossi sono infatti stati vicecampioni d’Italia nel 1910-1911, oltre che nel 1977-78, e sono stati in serie A per moltissimi anni, di cui 20 consecutivi dal 1955 al 1975. Ma comunque nella memoria collettiva, anche dei non vicentini, è rimasto Rossi ed è per questo che può essere interessante ricordare come questo amore sia nato.

Estate 1976. La carriera del ventenne Rossi è a un punto morto. L’ex stella del calcio giovanile toscano, con la maglia della Cattolica Virtus, non ha avuto un grande impatto con il professionismo. Nel 1972 è passato alla Juventus per 15 milioni di lire, fortissimamente voluto da Italo Allodi che non lo vedeva come centravanti ma come ala destra, al punto di definirlo ‘Il nuovo Garrincha’. Ma il suo percorso in bianconero, limitato da tanti infortuni (tre operazioni al menisco, quando queste operazioni potevano chiudere una carriera), sembra sfortunato come quello di suo fratello Rossano. Inoltre Allodi nel 1974 va a Coverciano e l’anno dopo Boniperti lo presta al Como neopromosso. Sembra una buona occasione, siamo pur sempre in serie A, ma con Cancian e soprattutto con Bagnoli le cose non funzionano, la stagione finisce con poche presenze, zero gol e la retrocessione. E così nel 1976 c’è il ritorno alla Juventus. Con Boniperti che ritiene di avere fatto un gran colpo convincendo il Vicenza di Giussy Farina a prendersi quel ragazzo veloce ma con il marchio della fragilità. E insieme a Rossi in Veneto manda anche Vinicio Verza, grande talento che però al contrario di Rossi rimarrà incompreso.

Tutti ricordano la stagione in A prima del Mondiale in Argentina, ma l’esplosione di Rossi avviene proprio in quella serie B di metà anni Settanta, dove un attaccante con le sue caratteristiche rischiava di essere massacrato. Poi come al solito ci vuole anche fortuna: G.B. Fabbri sopravvive a un grave incidente stradale, Farina inventa un mercato a costo quasi zero (oltre a Rossi e Verza anche Cerilli, Prestanti, Lely, Donina, Carrera e Albanese), il centravanti titolare Sandro Vitali litiga con Farina e Cerilli fa vedere di non essere l’eterna promessa dell’Inter. Ed è proprio da un assist di Cerilli che nasce il primo gol di Rossi in un campionato professionistico: in casa contro il Varese, alla seconda giornata, il futuro Pablito si sblocca con un diagonale di sinistro.

E da lì in poi sarà quasi una marcia trionfale, con tanto di titolo di capocannoniere con 21 gol (davanti a Virdis con 18 mentre Altobelli è quinto a 13: torneo con una certa qualità…), fino al ritorno in serie A. In mezzo ai festeggiamenti Farina annuncia che lascia il club, ma è uno dei suoi numeri: in realtà rimane e rimane anche Rossi, con Farina che paga i 90 milioni previsti da una clausola del prestito e fa diventare il Vicenza comproprietario di Rossi. Pregustando un grande incasso l’anno successivo, non potendo sapere che le cose andranno esattamente all’opposto. Rossi pur essendo tifoso juventino non spinge per il ritorno a Torino, anzi. Rimane e scriverà nel campionato successivo le pagine più belle della storia del club, prima della vittoria alle buste nel 1978 che si trasformerà in una sconfitta prima finanziaria e poi sportiva. Di certo l’amore di Vicenza per lui iniziò in quel campionato di B e dopo oltre 40 anni non è finito.