Calcio

La rinascita della terza coppa europea

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Dopo l'incontro fra Ceferin e Agnelli è sicuro che dal 2021 la UEFA avrà un'altra competzione per club, oltre a Champions ed Europa League. Ma non si tratta di un ritorno al passato...

Dalla conferenza della UEFA presieduta da Ceferin e dell’ECA, l’associazione dei club europei guidata da Andrea Agnelli, sono usciti tanti scenari importanti per il futuro del calcio, ma l’unico annuncio davvero concreto è che dal 2021 il nostro continente tornerà ad avere un terza coppa. Sarà a 32 squadre, con l’Europa League che passerà dalle attuali 48 partecipanti (non contiamo le qualificazioni, se no dovremmo scrivere 190) a 32 e la Champions League che rimarrà a 32 (anche in questo caso non contiamo i turni preliminari). Nella sostanza dal 2021 la stagione da settembre vedrà impegnate nelle tre coppe un totale di 96 club, ma è sbagliato pensare che si tornerà alla vecchia tripartizione Coppa dei Campioni-Coppa delle Coppe e Coppa UEFA. Perché l’orientamento è quello di creare non competizioni paragonabilin ma tre livelli diversi, diciamo pure Serie A-Serie B-Serie C, con promozioni e retrocessioni. Qualificazioni e preliminari vari evidentemente riguarderanno solo il livello più basso, chi è sotto si scannerà in estate per un posto al sole o almeno con minor ombra. Vedremo, di sicuro la strada è questa ed in fondo la buona notizia è che il calcio non farà la fine della pallacanestro, spaccata in due fra il mondo Eurolega e quello FIBA.

Tornando alle tre coppe, va detto che nella storia del calcio europeo si è trattata di una lunga parentesi. La Coppa dei Campioni è nata nel 1955, con sole 16 partecipanti e fra l’altro senza neppure tutti i campioni nazionali visto che era facoltà delle singole federazioni designare un club a propria scelta. La Coppa delle Coppe è nata come torneo privato ed è diventata comptizione UEFA solo nel 1963, per poi morire nel 1999 con la vittoria della Lazio di Eriksson e Mancini. Anche la Coppa UEFA, antenata dell’attuale Europa League, ha un inizio per così dire non ufficiale come Coppa delle Fiere, per diventare a pieno titolo la terza coppa dell'UEFA a partire dal 1971. Terza coppa per prestigio, visto il meccanismo a scalare (un vincitore di coppa nazionale che fosse arrivato secondo in campionato doveva scegliere la Coppa delle Coppe), ma non per importanza tecnica perché in molte edizioni la Coppa UEFA è stata del tutto paragonabile alla Coppa dei Campioni.

Negli anni che hanno fatto svoltare il calcio europeo, dalla nascita della Coppa UEFA fino all’Heysel, con qualche eccezione le squadre al via nelle competizioni erano 128: 32 per ognuna delle due coppe maggiori, 64 per la UEFA. Senza turni preliminari, a meno che non fossero imposti dalla presenza di una detentrice non diventata campione nazionale, o cose simili. Tutto stava in piedi anche perché le federazioni europee erano 32, contro le attuali 55, e perché la formula era la più semplice e spettacolare possibile: eliminazione diretta, sempre, con sfide di andata e ritorno tranne che nella finale (nella coppa UEFA anche la finale era su due partite, invece). Il rimpianto del passato è però quasi sempre improponibile, perché nel mondo di oggi nessun grande o anche solo medio club accetterebbe di chiudere la sua stagione europea magari dopo soltanto due partite. Il Napoli di Maradona fuori al primo turno della Coppa dei Campioni dopo avere incontrato il Real Madrid non sarebbe oggi nemmeno immaginabile, eppure è successo e sembrava una cosa normale. Di sicuro le future tre coppe immaginate da Agnelli e Ceferin non sono un ritorno al passato, ma una presa d’atto che le squadre devono giocare contro squadre più o meno dello stesso rango. Che poi sarebbe il concetto portante della Nations League, che almeno in serie A ha proposto tante partite interessanti e guardabili anche dai non tifosi.