Calcio

Il futuro calcistico di Bolt

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Due gol segnati in un'amichevole australiana hanno rilanciato il sogno della leggenda dell'atletica, che anche in un campionato importante non potrebbe fare più danni del figlio di Gheddafi o dei tanti raccomandati...

Usain Bolt ha già dimostrato di essere più forte della storia ed intende stupire ancora. Il passato è infatti pieno di atleti, anche in certi casi campioni, che sono riusciti ad emergere in due discipline diverse (in Italia il numero uno assoluto rimane Cesare Rubini, da nazionale sia nella pallacanestro sia nella pallanuoto), ma nessuna di queste due discipline era il calcio. Le cui peculiarità tecniche, psicologiche e ambientali rendono impossibile l’adattamento anche di atleti che pure avrebbero le doti per fare i calciatori. Abbiamo detto impossibile? Ecco, quasi impossibile. Con il quasi che dipende dal primatista mondiale dei 100 e 200 metri, vincitore di tutto dappertutto, dai Giochi Olimpici ai Mondiali, che finita ai Mondiali del 2017 la carriera nell’atletica ha cercato nuovi stimoli nelle altre sue passioni sportive, il cricket e soprattutto il calcio.

La doppietta, un diagonale di sinistro e un tocco facile sfruttando l’errore di un difensore, segnata con la maglia dei Central Coast Mariners in un’amichevole australiana contro il Macarthur South West United in cui ha giocato da attaccante centrale non gli ha fatto guadagnare un contratto nella comunque decente A-League, ma ha senz’altro reso credibile qualsiasi tipo di offerta che lo riguardi. Da quella maltese del Valletta FC (notizia di ESPN), che ha soldi di Abu Dhabi, a imprecisate squadre inglesi minori, passando per un ritorno di fiamma con il Borussia Dortmund che potrebbe, sottolineiamo il condizionale, invitarlo per un altro provino. Di sicuro il trentaduenne mito dell’atletica porterebbe in automatico interesse e sponsorizzazioni per qualsiasi squadra del pianeta che lo ingaggiasse e quindi tutto sommato la vera notizia è che non lo abbia ancora ingaggiatonnessuna squadra media di un campionato importante. In una serie A in cui hanno giocato il figlio di Gheddafi e centinaia di raccomandati del procuratore di fiducia non è possibile che un Bolt panchinaro possa fare danni nell’Udinese o nel Bologna della situazione.

Curiosamente l’avventura calcistica ha riportato su Bolt i fari dell’antidoping, con il volto dell’ASADA, cioè l’Australian Sports Anti-Doping Authority. Diciamo curiosamente perché il calcio non ha mai brillato per le battaglie antidoping, soprattutto quello rivolte al doping di squadra e non a improbabili pomate o shampoo usati individualmente, e sarebbe quindi incredibile che ‘beccasse’ uno dei pochi atleti di alto livello che non è stato costretto a restituire medaglie vinte in maniera fraudolenta. L’oro cancellato nella 4x100 dei Giochi di Pechino 2008 era dovuto alla positività del compagno Nesta Carter…

Tornando al futuro calcistico di Bolt, che rimanga o no in Australia è probabile che questo futuro ci sia, in barba ai puristi (ma puristi rispetto a cosa?) del calcio. La sua immagine ha troppo impatto e il ruolo in cui gioca è l’unico in cui un giocatore inesperto può evitare di fare danni. Nelle interviste e negli allenamenti che abbiamo potuto vedere colpiscono le sue motivazioni e quindi siamo di fronte a un caso in cui il marketing potrebbe anche fare del bene. E poi, lo diciamo sottovoce, tecnicamente Bolt non sembra affatto male.