Calcio

Una Champions da Serie A

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Il buon inizio delle italiane nella competizione più prestigiosa forse chiuderà un decennio di auflagellazione e di inseguimento di modelli, soprattutto di marketing, stranieri...

L’ottimo inizio della quattro italiane in Champions League non è abbastanza per il trionfalismo ma senz’altro lo è per mettere in un cassetto quasi un decennio di autoflagellazione a colpi di ‘Serie A poco allenante’ e di esaltazione di modelli più di marketing, come la Premier League, che di calcio. L’essere diventati terzi nel ranking UEFA, superando la Germania e a distanza di grande sicurezza dalla Francia quinta (con il nuovo format le prime quattro federazioni hanno quattro squadre nei gironi), significa molto anche in prospettiva e il confronto con la storia recente indica che qualcosa è davvero cambiato.

Juventus, Roma, Inter e Napoli: quattro vittorie italiane nello stesso turno di Champions League non si vedevano dal 2005: la Juventus di Capello, il Milan di Ancelotti, Inter di Mancini e l’Udinese di Cosmi (l’anno prima portata in alto da Spalletti). Fra Del Piero e Figo sembra di parlare di tantissimo tempo, anche se la vera differenza era la percezione che il calcio italiano aveva di sé. Una percezione che con l’operazione Cristiano Ronaldo e il risveglio di Inter e Milan sta in parte tornando, in attesa del cambio di passo della Nazionale.

La Serie ha mandato quattro squadre in Champions League da quando questo è stato possibile, cioè dal 1999-2000, anche se all’epoca solo la squadra campione (Milan) e la seconda del campionato (Lazio) avevano l’accesso diretto alle 32: Fiorentina e Parma (stiamo davvero parlando di un’altra epoca) dovettero passare dal playoff. Comunque fra qualificazioni dirette o attraverso il playoff l’Italia ha mantenuto le quattro squadre potenzialmente (contiamo anche le eliminate) in Champions League fino alla stagione 2011-12 compresa: Milan, Inter, Napoli e Udinese. Poi il doloroso scivolamento nel ranking UEFA e sei anni con tre qualificate, fino ad arrivare al cambio di format e solo dopo a questa svolta a livello di risultati. Poi vincere (ultima a farlo l’Inter di Mourinho nel 2010) è cosa diversa dal fare bene, ma non si può negare che si respiri un’aria diversa.