Calcio

Germania più europea della Turchia

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La candidatura tedesca ha avuto la meglio nella corsa a Euro 2024, grazie a considerazioni organizzative e anche strettamente politiche. Di sicuro il testimonial della manifestazione non sarà Ozil...

La Germania ospiterà la fase finale dell’Europeo 2024, l’ha annunciato la UEFA e la notizia è stata tutto tranne che sorprendente, visto che l’unico altro paese in corsa era la Turchia. Per la Germania una bella vittoria politica, dopo il disastro sportivo e umano (non solo per il caso Ozil) di Russia 2018, per la UEFA una significativa marcia indietro rispetto all’Europeo itinerante del 2020: buona idea per soddisfare tanti appetiti, ma senza la magia del grande evento che paralizza un paese e lo fa sentire unico per quelle poche settimane: che senso ha disputare le partite dello stesso girone a Roma e a Baku?

L’Esecutivo FIFA (17 votanti sui 20 aventi diritto: si sono astenuti il tedesco e il turco, era assente lo svedese) ha quindi scelto con un maggioranza schiacciante (12 voti a 4, un astenuto) la candidatura che aveva come uomo immagine Philipp Lahm, il capitano del vittorioso Mondiale 2014: la fase finale con le 24 squadre, introdotte da Francia 2016, sarà disputata in dieci città. Berlino, Dortmund, Monaco, Colonia, Francoforte, Dusseldorf, Gelsenkirchen, Amburgo, Lipsia e Stoccarda hanno tutte impianti già pronti, fra l’onda lunga del Mondiale 2006 e la normalità della Bundesliga, le infrastrutture sono… tedesche e il successo è annunciato. La UEFA ha quindi preferito andare sul sicuro per una manifestazione che in prospettiva potrebbe fare concorrenza al Mondiale, che con 16 europee su 48 partecipanti (dal 2026, ma non è stata ancora scongiurata l’ipotesi 2022) ha deciso di suicidarsi nel nome di un ‘uno vale uno’ che nello sport ha ancora meno senso che nella vita normale.

La Germania ha organizzato la fase finale dell’Europeo soltanto una volta, nel 1988, quando ancora non era avvenuta la riunificazione fra Ovest ed Est, mentre con il Mondiale è a quota due (1974 e 2006) e con i Giochi Olimpici a tre (Giochi Estivi a Berlino 1936 e Monaco 1972, Invernali a Garmisch 1936). La vituperata Italia ha invece organizzato due edizioni degli Europei (1968 e 1980, mentre non sapremmo come classificare il 2020), due dei Mondiali (1934 e 1990) e tre Giochi Olimpici (Estivi di Roma 1960, Invernali di Cortina 1956 e Torino 2006). Insomma, non siamo da questo punto di vista un paese inferiore. Certo è che la linea politica-sportiva attuale, quella cioè di non gravare troppo sulla finanze del paese ospitante, favorisce in questo tipo di competizioni i paesi che le strutture ce le hanno già pronte.

Non bisogna sfuggire però al discorso Turchia, paese che per lo sport i soldi li sa trovare ma dove i diritti umani non sono di casa. È la quarta volta che si trova in corsa per l’Europeo, dopo il 2008, il 2012 e il 2016, ed è la quarta volta che perde. Ma questa è indubbiamente la sconfitta più amara, contro quella Germania piena di residenti e di calciatori turchi o tedesco-turchi che sta iniziando a riconsiderare la sua politica di apertura nei confronti di chi tanto aperto non è. Una singola partita, come la finale di Champions League (Istanbul 2005, Liverpool-Milan, ma lì si giocherà anche nel 2020), è una cosa, una intera manifestazione un’altra. Come a dire: anche nel calcio siete europei ma non troppo.