Calcio

Le origini della Champions League

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In occasione della ripartenza della fase a gironi, scopriamo com'è nata la più celebre competizione per club in ambito europeo.

Il trofeo più ambito dai principali club europei. La Champions League non è una coppa qualunque, ma è la Coppa per eccellenza. Nulla supera per fascino e per prestigio l'emozione di poter sollevare, almeno una volta nella vita, la Coppa dalle grandi orecchie. C'è chi l'ha sollevata per ben 13 volte (il Real Madrid), chi una sola volta. Chi, come ad esempio la Juventus, non ha esitato ad ingaggiare un grande campione come Cristiano Ronaldo per tentare una volta per tutte di mettere fine a un digiuno lungo 22 anni.
Quello che però non tutti sanno è che questa bellissima competizione che fa emozionare ogni anno milioni di appassionati in tutta Europa è nata da una diatriba giornalistica tra la stampa inglese, pronta ad esaltare le gesta delle proprie squadre, e il quotidiano francese L'Equipe, il quale sfidò il calcio inglese a vincere non solo dentro i propri confini ma anche all'estero affrontando i più grandi club europei.

In occasione della partenza della fase a gironi, vogliamo provare a raccontare quella storia. La storia della nascita della Coppa Dei Campioni. O meglio, della Champions League.

HANOT E LA SFIDA AL WOLWERHAMPTON.

Due, come dicevamo, i protagonisti di questa storia: l'Inghilterra, rappresentata dalla squadra del Wolwerhampton, e la Francia, rappresentata da Gabriel Hanot, giornalista dell'Equipe. Hanot non è un giornalista qualunque: tra il 1906 e il 1919 aveva giocato come difensore sia in Francia (nel Tourcoing dal 1907 al 1910, e dal 1912 al 1915, e poi nella Francilienne dal 1916 al 1919), che in Germania (nel BFC Prussia dal 1910 al 1912) prima che un incidente aereo non lo costringesse a lasciare il calcio giocato e a diventare giornalista, professione che egli associò tra il 1945 e il 1949 al ruolo di Commissario Tecnico della Francia, dopo aver ideato nel 1932 la Ligue 1.
Si può quindi dire che Hanot conoscesse piuttosto bene il mondo del calcio.

La nostra storia comincia dunque il 13 Dicembre 1954. In programma al Moineux Stadium di Wolwerhampton la gara amichevole tra i padroni di casa e la Honved Budapest, che in quegli anni riforniva la nazionale ungherese di campioni dal calibro di Puskas, Kovacs, Bozsik e Czibor.
Per l'Inghilterra non è un bel periodo da un punto di vista prettamente calcistico: dopo aver ignorato le prime tre edizioni dei Mondiali di calcio in Uruguay, Italia e Francia negli anni 30 forte della propria superiorità tecnica, nel Dopoguerra aveva deciso di scendere in campo, convinta di poter dare una lezione ai propri rivali. I fatti non seguirono le parole, e così ecco arrivare nei Mondiali del 1950 l'eliminazione nel primo turno ad opera degli Stati Uniti (formazione ritenuta all'epoca estremamente dilettantistica), a cui era seguita nel 1954 quella nei quarti di finale ad opera dell'Uruguay. In mezzo a questa debacle tecnica le pesanti batoste subite contro la nazionale ungherese, con un 3-6 subito in casa a Wembley il 25 Novembre 1953, e un ben più pesante 7-1 subito il 23 Maggio 1954 a Budapest, in quella che ad oggi viene ricordata come la sconfitta più pesante in termini di risultato della nazionale inglese.

Una partita, quella tra Wolwerhampton e Honved Budapest che dopo essersi conclusa al termine del primo tempo con gli ospiti in vantaggio per 2-0 grazie alle reti di Kocsis al 10° e di Machos al 14°, vide nella ripresa prevalere il fiero orgoglio degli inglesi, i quali ribaltarono il punteggio grazie al rigore trasformato al 49° da Hancocks, e alla doppietta realizzata al 76° e al 78° da Swinbourne.

Una vittoria, o meglio, una capacità di reazione, quella del Wolwerhampton che esalta non poco la stampa inglese, dopo che quasi un mese prima (16 Novembre 1954) la squadra guidata da Stan Cullis aveva battuto sempre in casa per 4-0 lo Spartak Mosca. Significativo in tal senso il resoconto del Daily Mail che in un articolo del giornalista inglese David Wynne-Morgan apre con il titolo “Salutiamo i Wolwes, ora “Campioni Del Mondo”, riprendendo i complimenti fatti ai suoi uomini dal tecnico Cullis a fine partita.

Gabriel Hanot ha assistito alla partita del Moineux Stadium, non condivide l'analisi realizzata dal Daily Mail, e così il giorno successivo esce con un pezzo sull'Equipe dal titolo assai eloquente “Non, Wolwerhampton n'est pas encore le ”Champion du monde des clubs”” (“No, il Wolwerhampton  non è ancora il campione del mondo dei club”), in cui sostiene come prima di dichiarare l'assoluta invincibilità della formazione inglese fosse opportuno che la stessa vincesse non solo in casa, ma anche a Mosca e a Budapest, e come anche altre squadre avrebbero potuto essere meritevoli del titolo di Campioni Del Mondo. Da qui l'idea di lanciare un grande campionato tra i club europei per eleggere chi fosse il più forte, con l'Equipe che, una volta ricevuto il consenso dal proprietario, Jacques Goddet, tramite il proprio Direttore, Marcel Oger, non esita a mandare una possibile bozza regolamentare messa a punto da Jacques Ferran non solo ai principali organismi del calcio mondiale (FIFA e UEFA), ma anche a tutti i principali club europei. Solamente la FIFA nel Febbraio 1955 per conto del suo Presidente, il belga di origini tedesche Rodolphe William Seeldrayers, mostra un certo interesse per l'iniziativa, sebbene purtroppo non fosse nelle sue competenze, occupandosi la FIFA solo e unicamente dell'organizzazione di competizioni che vedono protagoniste delle squadre nazionali.

LA NASCITA DELLA COPPA DEI CAMPIONI.

Il 2 e 3 Marzo 1955 in occasione del Congresso inaugurale della UEFA a Vienna Gabriel Hanot e Jacques Ferran presentano alle federazioni europee il progetto. Se la UEFA sostiene di non essere competente in materia in quanto il progetto non riguarda delle sfide tra nazionali europee, fin da subito il progetto di un campionato tra i principali club europei affascina sia il patron del Real Madrid, Santiago Bernabeu, sia il commissario tecnico ungherese, Gusztav Sebes. Viene così fissata una seconda riunione a Parigi il 2-3 Aprile presso l'Hotel Amabassador dove vengono invitati i club interessati al progetto (presente per l'Italia il Milan), e dove viene poi approvato il Regolamento presentato dalla Redazione dell'Equipe e istituito un Comitato organizzatore che vede eletto come Presidente il francese Bredignan, e come Vicepresidenti Bernabeu e Sebes.

Di fronte a questa improvvisa accelerazione, la UEFA comincia a sentirsi in pericolo, teme cioè di sentirsi scavalcata con la nascita di questa manifestazione da parte di un comitato organizzatore che non la vede coinvolta, e così, in data 6-7 Maggio 1955 riunisce a Londra il Comitato d'emergenza, al termine del quale decide di mandare una comunicazione urgente alla FIFA, il cui Comitato Esecutivo si sarebbe riunito nelle strette vicinanze il giorno successivo, chiedendo di “esaminare le condizioni relative all'organizzazione di questa manifestazione al fine di garantire la conformità alle norme internazionali che regolano le responsabilità delle associazioni nazionali”.
La FIFA risponde favorevolmente alla richiesta dell'UEFA, ponendo però due paletti: il fatto che le federazioni autorizzassero la partecipazione dei rispettivi club nazionali, e che la manifestazione venisse gestita direttamente dall'UEFA, la quale, modificato in minima parte il Regolamento messo a punto da Ferran, il 21 Giugno 1955 da il via libera definitivo alla manifestazione, denominata European Champion Clubs' Cup, o più semplicemente European Cup (Coppa Dei Club Campioni d'Europa, che nel nostro Paese verrà denominata fino al 1991 Coppa Dei Campioni).

La prima edizione prende già il via il 4 Settembre 1955, e vede al via ben 16 Squadre: Real Madrid (Spagna), Stade Reims (Francia), Milan (Italia), Hibernian (Scozia), Partizan (Jugoslavia), Voros Lobogo (Ungheria), Djurgarden (Svezia), Rapid Vienna (Austria), Saarbrucken (Saar), Aarhus (Danimarca), Sporting Lisbona (Portogallo), Gwardia Varsavia (Polonia), PSV (Olanda), Rot-Weiss Essen (Germania Ovest), Anderlecht (Belgio), Servette (Svizzera).

Il tabellone prevede la disputa di ottavi di finale, quarti, e semifinali con sfide di andata e ritorno con la finale in campo neutro. A vincere quella prima storica edizione il 13 Giugno 1956 è il Real Madrid guidato da Jose Villalonga Llorente che al Parco Dei Principi di Parigi davanti a 38.239 spettatori batte per 4-3 lo Stade Reims guidato da Albert Batteux.

Una sfida, quella diretta dall'inglese Arthur Edward Ellis, che vede il doppio vantaggio dello Stade Reims che segna al 6° con Leblond e al 10° Templin. I blancos allenati daVillalonga Llorente non ci tengono a perdere, e così prima Di Stefano al 14°, e poi Rial al 30° portano la partita in perfetta parità. 2-2. Nella ripresa lo Stade Reims torna in vantaggio al 62° con Hidalgo, ma cinque minuti dopo, al 67°, ecco arrivare la risposta del Real che con Marquitos segna il goal del nuovo pareggio, e poi al 79° ancora con Rial segna il goal del definitivo 4-3.

Da quella prima storica edizione, tante cose sarebbero cambiate per la Coppa Dei Campioni, a cominciare dal trofeo, che a partire dall'edizione 1966/67 vede l'introduzione di una coppa con dei grandi manici (soprannominata anche dalle lunghe orecchie) realizzata da Hans Stadelmann assieme al figlio Jürg (e con modifiche finali dell'incisore Fred Bänninger), per non parlare della formula del torneo, che avrebbe visto a partire dall'edizione 1991/92 l'adozione di una fase a gironi con cambio della denominazione passando da European Champions Clubs'Cup a Champions League (e l'introduzione dal 2003/2004 di una fase preliminare), e con in più l'adozione nel Novembre 1992 di un inno da eseguire prima dell'inizio delle partite, composto dal britannico Tony Britten, il cui testo è scritto in inglese, francese e tedesco, le tre lingue ufficiali riconosciute dall'UEFA. Ma questa è un'altra storia.