Calcio

Quando la sconfitta con lo Zambia era una tragedia

Il 19 settembre del 1988 l'Italia di Francesco Rocca veniva travolta 4-0 ai Giochi Olimpici di Seul, torneo che poi avrebbe comunque chiuso discretamente. Notevoli i nomi di quella che era in pratica la Nazionale B... 

C’è stata un’epoca del calcio italiano in cui le sconfitte della Nazionale, anche di quella Olimpica, erano una tragedia e non un qualcosa da spiegare, contestualizzare, sminuire perché tanto alla gente importava soltanto della squadra di club. E come una tragedia fu presa la sconfitta per 4-0 degli azzurri contro lo Zambia, il 19 settembre di trent’anni fa ai Giochi Olimpici di Seul. Un risultato che fu ritenuto meno umiliante soltanto della sconfitta contro la Corea del Nord di 22 anni prima della nazionale vera…

A Gwangju l’Italia allenata da Francesco Rocca fu asfaltata dagli arancioni africani, trascinati dalla tripletta di Kalusha Bwalya. Un’Italia che si era presentata ai Giochi con grandi aspettative ma che aveva da poco cambiato allenatore, visto che Zoff aveva accettato le offerte della Juventus e quindi era stato promosso Rocca. Che aveva una rosa di convocati tutt’altro che scarsa: Tacconi, Pagliuca, Tassotti, Ferrara, Cravero, De Agostini, Evani Mauro, Carnevale, Rizzitelli, Virdis… Tutta gente che oggi sarebbe convocata di sicuro da Mancini, per dire il diverso bacino da cui si pescava nel 1988. Va ricordato che il criterio di eliggibilità olimpica era quello di non avere mai giocato in Coppa del Mondo, ma valeva soltanto per le nazionali europee e sudamericane perché le altre erano invece libere di chiamare chiunque. 

L’Italia aveva esordito battendo 5-2 il Guatemala  e dopo il disastro contro lo Zambia si sarebbe qualificata ai quarti battendo a fatica 2-0 l’Iraq. Poi una vittoria da lacrime e sangue contro la Svezia di Thern e Limpar (decisivo gol del 2-1 di Crippa nei supplementari) e davvero una gran semifinale contro l’Unione Sovietica, piegati 3-2 ai supplementari da un gol di Mykhaylychenko, prima di chiudere male nella finale per il bronzo contro Klinsmann e compagni.

Quanto allo Zambia, chiuse i suoi Giochi nei quarti contro la Germania Ovest e molti dei suoi giocatori sarebbero morti nel disastro aereo del 27 aprile 1993: Chabala, Chomba, Makinka, Chansa… più Mwanza e Mulenga che contro l’Italia non avevano giocato, e altri. Una tregedia vera, questa, altro che quelle sportive. Quel giorno vicino a Libreville, in Gabon, finì la vita di 30 persone ma non quella di Kalusha Bwalya, che aveva raggiunto il Senegal (si doveva gioocare una partita di qualificazione per i Mondiali del 1994) con un volo dall’Olanda, visto che giocava nel PSV Eindhoven. La partita fu rimandata e lo Zambia decimato non andò oltre lo 0-0 contro il più debole (all’epoca) Senegal. Riuscì comunque a presentarsi alla decisiva partita con il Marocco avendo a disposizione due risultati su tre, ma perse 1-0 e al Mondiale andarono i marocchini. Lo Zambia non si era mai qualificato per un Mondiale né mai ci ci sarebbe andato nei decenni successivi. Le più grandi imprese della sua storia sono la Coppa d’Africa 2012 e quel trionfo sull’Italia. Siamo ancora considerati una nazionale di prima fascia, per lo meno nello Zambia.