Calcio

La ricostruzione di Mancini e Bernardini

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La Nazionale italiana si trova in una situazione molto simile a quella del 1974, con la necessità di un ricambio generazionale senza però che una nuova generazione sia apperentemente pronta. La storia insegna che tutto si costruisce per gradi... 

La Nazionale in versione sperimentale vista contro Polonia e soprattutto Portogallo, con 9 titolari su 11 cambiati rispetto alla partita precedente, ha ricordato a molti le prime nazionali di Fulvio Bernardini quando nel 1974 il grande allenatore romano fu chiamato dalla FIGC in uno dei momenti peggiori del calcio italiano, dopo il fallimento del Mondiale 1974 (con gli occhi di oggi quasi un trionfo, visto che ci eravamo qualificati per la fase finale a 16 squadre…) e con una generazione gloriosa da mandare in pensione, da Mazzola a Rivera. Il tutto senza giovani di talento, almeno sulla carta, su cui ricostruire. Con il senno di poi sappiamo che il lavoro di Bernardini avrebbe portato all’Italia di Bearzot, ma è appunto il senno di poi.

Con quello di prima ricordiamo un allenatore che veniva dato per ‘bollito’, senza mezzi termini, da parte dei media (aveva 69 anni) e che infatti non fu ingaggiato da Artemio Franchi come allenatore ma come dirigente, al posto di Italo Allodi, come responsabile delle squadre nazionali. Fu solo in un secondo tempo che Bernardini si prese anche il ruolo di selezionatore azzurro. L’ultima partita della gestione Valcareggi era stata Polonia-Italia del Mondiale, vinta 2-1 dalla squadra di Gorski e seguita da mille polemiche (per l’uscita dal torneo ma anche per un tentativo di accomodamento da parte italiana, visto che con il pareggio sarebbero passate entrambe ai danni dell’Argentina), una partita in cui l’undici titolare era stato Zoff, Spinosi, Facchetti, Furino, Morini, Burgnich, Causio, Capello, Chinaglia, Mazzola, Anastasi. Imbarazzante, a favore di quella del 1974, il confronto con la squadra di Ventura uscita (anche con sfortuna, va detto) al playoff contro la Svezia.

Il Bernardini c.t. esordì con un’amichevole persa a Zagabria contro la Jugoslavia trascinata da Surjak, mentre la sua prima partita ufficiale fu per le qualificazioni europee contro nientemeno che la Grande Olanda vicecampione del mondo, non più allenata da Michels ma con in campo Cruijff, Neeskens, Krol, Van Hanegem, Haan, Rensenbrink, Suurbier… Al De Kuip di Rotterdam Bernardini schierò Zoff, Rocca, Roggi, Orlandini, Morini, Zecchini, Causio, Juliano, Boninsegna, Antognoni, Anastasi. Quattro soli titolari in comune con l’ultima di Valcareggi, per una partita che l’Italia perse con grande onore 3-1, dopo essere stata in vantaggio con Boninsegna. Mancini contro la Polonia ha schierato titolari, fra gli undici di San Siro contro la Svezia, tre giocatori: Bonucci, Chiellini e Jorginho.

Nel 1974 ci furono lo stesso polemiche, nonostante il valore dell’avversario, e così la successiva partita ufficiale della gestione Bernardini ci furono dei cambiamenti. Contro la Polonia, all’Olimpico, scesero in campo Zoff, Gentile, Rocca, Cordova, Bellugi, Facchetti, Graziani, Morini, Chinaglia, Antognoni, Pulici. Rispetto alla partita con l’Olanda di sei mesi prima erano rimasti solo in quattro, contro i due confermati da Mancini con il Portogallo. Terza partita ufficiale di Bernardini, sempre per le qualificazioni europee, ad Helsinki contro la Finlandia: Zoff, Gentile, Rocca, Cordova, Bellugi, Facchetti, Graziani, Antognoni, Chinaglia, Capello, Bettega. Nove undicesimi confermati e vittoria 1-0 con rigore di Chinaglia. Una squadra era stata trovata: al Mondiale 1978 e meno che mai a quello 1982 non sarebbe stata la stessa, in più di lì a poco sarebbe iniziata la transizione verso Bearzot. Ma si era trovata una base su cui lavorare e migliore.