Calcio

Il Sessantotto dei gol in trasferta

© AFPS

Gli allenatori riuniti a Nyon ritengono superata una regola che paradossalmente oggi favorisce il difensivismo, contro cui era stata concepita in origine. Mezzo secolo di storia, spesso confusa, sta per finire?

I regolamenti UEFA rimangono quelli soliti, ma la task force degli allenatori riuniti (fra gli altri: Allegri, Ancelotti, Mourinho, Simeone, Wenger) a Nyon ha dato a Ceferin un’indicazione chiara per il futuro: le regola del gol in trasferta che vale doppio, a parità di gol totali nello scontro diretto, deve essere cambiata. Nel 2018 segnare in trasferta non è più così difficile come decenni fa, anzi per le squadre molto coperte è certe volte più facile. Ma quale è la piccola storia di questa regola che alle squadre di tutta Europa ha dato gioie e dolori, con i perdenti a sottolinearne la crudeltà?

In Coppa dei Campioni la rivoluzione avvenne, guarda caso, a cavallo del 1968. Fino ad allora in caso di vittoria della squadra A all’andata e della squadra B al ritorno si disputava una partita di spareggio, quasi sempre in campo neutro. C’era stata in realtà una situazione di transizione, in cui la ‘nuova’ regola valeva solo per i primi due turni della competizione mentre dagli ottavi in avanti in caso di parità dei gol totali (e non quindi di vittorie di A e B) si sarebbe andati allo spareggio. Nel 1967-68 accadde proprio questo alla Juventus operaia di Heriberto Herrera, che nei quarti perse 3-2 in trasferta contro l’Eintracht Braunschweig e poi vinse 1-0 al Comunale: i bianconeri poi conquistarono 1-0 con gol di Magnusson lo spareggio di Berna. Va anche ricordato che gli spareggi anche a parità di gol totali erano già stati aboliti in Coppa delle Coppe dal 1965-66, mentre in Coppa delle Fiere fin dall’inizio, quindi dal 1958, erano previsti soltanto a parità di gol totali.

Il meccanismo del gol in trasferta che valeva doppio nasceva dal difensivismo imperante all’epoca, che non trovava adeguate contromisure tattiche o regolamentari: non è sbagliato dire che tutte le statistiche degli attaccanti fino alla fine degli anni Sessanta siano clamorosamente sottovalutate e che comunque oggi sia più facile segnare di quanto non lo fosse fino al 1992, anno del cambio della regola sul retropassaggio al portiere. Tanti miti dell'era moderna, supportati soprattutto dai numeri, andrebbero ridimensionati. 

Nel 1967, come detto, la Coppa dei Campioni applicò ai primi due turni la nuova regola, per poi allargarla nel 1969 a tutti gli altri turni. Sulle prime anche molti addetti ai lavori, non solo i tifosi, credettero che i gol in trasferta valessero doppio ‘sempre’, cioè anche non a parità di gol totali. Proprio nel 1968 fece sensazione la protesta a Torino dei giocatori del Partizan Torana: gli albanesi avevano vinto 1-0 in casa e perso 3-1 al Comunale (segnò anche Emiliano Mondonico), ma ritenevano di dover disputare i supplementari e ci volle un po’ per farli uscire dal campo. I regolamenti non erano ben conosciuti nemmeno dai più grandi e fu clamoroso anche quanto accadde nelle semifinali di Coppa delle Coppe 1969-70, fra la Roma allenata da Helenio Herrera e i polacchi del Gornik Zabrze: 1-1 all’Olimpico e 1-1 a Chorzow, quindi tempi supplementari. 2-1 del grande Lubanski e pareggio di Scaratti all’ultimo secondo. A quel punto Herrera e tutta la Roma festeggiarono il passaggio del turno, con i polacchi perplessi. La verità si scoprì solo la mattina dopo, con un chiarimento dell’UEFA: i gol in trasferta valevano sì doppio, ma non quelli segnati nei supplementari (regola più onesta, sarebbe stata in seguito cambiata). Così la Roma dovette disputare uno spareggio a Strasburgo, che pareggiò 1-1 e perse con il lancio della monetina. Il cambiamento che si profila, al di là die discorsi tecnici, avrà di sicuro il pregio della chiarezza.