Calcio

Lo stile di Giuseppe Albertini

Trent'anni fa moriva uno dei più grandi telecronisti di lingua italiana, considerato ai suoi tempi l'erede di Nicoló Carosio

Tanti anni fa il telecronista sportivo era un mito e un personaggio, in proporzione molto più di adesso perché i canali a disposizione erano pochi (a volte soltanto uno). Se tutti, almeno per sentito dire, sanno chi sia stato Nicolò Carosio, non si può dire la stessa cosa per un altro grande come Giuseppe Albertini.

Morto il 20 luglio 1988, esattamente 30 anni fa, il giornalista svizzero cresciuto a Roma (dove era nato nel 1911) si è diviso per tutta la carriera fra l'Italia e il Canton Ticino. Ex discreto calciatore, aveva giocato nel Locarno e nel Lugano, Albertini lavorò molto nella RAI degli anni Cinquanta, anche occupandosi di ciclismo e sci, distinguendosi da Carosio per uno stile più asciutto e meno retorico. Uno stile inconfondibile, che accompagnava il telespettatore lasciando che ad emozionarlo fossero le immagini e le situazioni: mai sentito Albertini dire 'gol', né tanto meno gridarlo. Diceva 'rete', quando commentava per la RAI, o 'punto' quando si rivolgeva ad un pubblico svizzero che poi solo svizzero non era visto la TSI era seguita in tutto il Nord Italia, con gruppi di ascolto in occasione di finali di FA Cup che sembravano una conquista. E poi 'sfera', 'casacca', le pronunce dei giocatori molto curate in un'era in cui pochi telespettatori si sarebbero accorti degli errori. 

Per la RAI commentò addirittura alcune partite del Mondiale 1970, prima di dedicarsi quasi totalmente alla televisione della Svizzera Italiana. I più giovani, o i meno vecchi, se lo ricordano anche perché fu proprio a lui che Berlusconi affidò le prime telecronache calcistiche di Canale 5: il Mundialito (la Copa de Oro) per nazionali in Uruguay, a cavallo del Capodanno 1981, ma anche alcune partite delle coppe europee (fra cui Juventus-Celtic Glasgow dell'edizione 1981-1982), il Mundialito per Club del 1983 disputato a San Siro, alcune amichevoli del Brasile anni Ottanta, la finale di Coppa Intercontinentale 1985 fra Juventus e Argentinos Juniors, quella dello splendido gol annullato a Platini e della consacrazione di Borghi, e altri eventi. Senza tempo è la sua voce narrante in Golé, documentario ufficiale del Mondiale 1982, film (Albertini avrebbe forse detto lungometraggio) da vedere e rivedere.