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Sarri e gli inglesi esterofili

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L'ex allenatore del Napoli è il sesto tecnico italiano nella storia del Chelsea, il quarto scelto da Abramovich. Ma è anche uno dei 16 non inglesi dell'attuale Premier League, per motivi non soltanto calcistici...

Maurizio Sarri è adesso a tutti gli effetti l’allenatore del Chelsea, con tanto di presentazione ufficiale. Il sesto italiano nella storia del club dopo Vialli, Ranieri, Ancelotti, Di Matteo e Conte, il quarto fra quelli scelti da Abramovich che ereditò senza troppo entusiasmo Ranieri dalla gestione Bates: l’uomo del miracolo Leicester City è fra l’altro stato l’unico, in attesa di vedere cosa combinerà Sarri, a non alzare trofei con i Blues. Storie diverse e per certi aspetti strane, visto che l’unico allenatore capace di vincere la Champions League con il Chelsea, cioè Di Matteo, è durato pochi mesi.

Ma la cosa più significativa di tutte è secondo noi che che una delle 6 corazzate della Premier League, con tutto da mettere in proporzione per le altre 14 (il West Ham e il Southampton fatturano più del Napoli, per dire), non abbia un allenatore inglese dalla bellezza di 22 anni, cioè da quando Ruud Gullit prese il posto di Glenn Hoodle. Da allora grandi firme straniere e di inglese soltanto qualche traghettatore come Rix, Wilkins e Holland. Se non contiamo i traghettatori da poche partite il Manchester United non ha un allenatore inglese da 32 anni (Ferguson e Moyes sono scozzesi), quindi dai tempi di Ron Atkinson, così come 32 sono quelli dell’ultimo Arsenal a guida inglese (Don Howe). Al Manchester City un inglese in panchina manca da 11 (Stuart Pearce), al Tottenham da 4 (Tim Sherwood), al Liverpool da 3 (Brendan Rodgers). Impensabile che i grandi club italiani siano guidati, senza eccezioni, da stranieri, per ragioni non solo calcistiche. Di Mourinho ce n’è stato uno, di fallimenti (anche di allenatori validissimi) tanti. Forse da noi gestire l'ambiente e i media, cogliendo tutte le sfumature e le insidie, è più importante di tutto il resto: è una possibile spiegazione, forse non l'unica.

Tornando alla Premier League, i casi sono tre: gli inglesi sono convinti di avere allenatori scarsi, hanno davvero allenatori scarsi, i soldi della Premier League impongono il nome di prestigio anche se dal punto di vista mediatico Sarri fuori dall’Italia è poca cosa. Magari sono vere tutte e tre le situazioni, visto che l’esterofilia si estende anche al livello medio basso. Soltanto 4 squadre sulle 20 della stagione 2018-19 avranno allenatori inglesi: Crystal Palace-Hodgson, Bournemouth-Howe, Burnley-Dyche e Cardiff City-Warnock. Ognuno fa storia a sé, ma è incredibile che nessuno abbia ancora pensato di affidare un grande club a Dyche, che sta al Burnley come tre anni fa Sarri stava all’Empoli. Incomprensibile questo complesso di inferiorità inglese, al di là del fatto che al Mondiale Southgate sia andato più avanti di Eriksson e Capello, con giocatori inferiori.