Calcio

L'Inghilterra come a Italia '90

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La squadra di Southgate eliminando la Svezia ha raggiunto una semifinale mondiale che mancava da 28 anni. Non è la migliore nazionale inglese dal 1966 ad oggi, ma di sicuro un intelligente misto di nuovo e antico...

Non sappiamo se l’Inghilterra che ha raggiunto le semifinali del Mondiale battendo la Svezia sia una squadra moderna, a meno che Southgate non abbia inventato il 3-5-2, di sicuro è una squadra in gran parte giovane e con una prospettiva di altri quattro anni insieme. Altrettanto sicuro è che in Harry Maguire ci sia qualcosa di antico e che non sia troppo difficile capire che cosa. Per stazza e modo di stare in campo è infatti il centrale difensivo inglese di una volta, di quella First Division di cui ricordiamo ogni frammento intravisto (anche grazie al Guerino), quello che non costruisce gioco (peraltro non lo sanno fare nemmeno i più reclamizzati Walker e Stones) ma è sempre intenso in marcatura e quando si spinge in avanti sui calci piazzati. È stato proprio il suo gol di testa a scardinare la sicurezza svedese e a chiudere il Mondiale di una squadra-squadra che lo ha davvero onorato e non solo per il prestigio di chi lungo il cammino ha buttato fuori.

Ma cosa differenzia questa Inghilterra dalle tante che dal 1966 ad oggi hanno fatto sognare i suoi tifosi, con giocatori anche più forti di quelli attuali e un gioco più brillante? Prima di tutto, banalmente, i risultati: dalla Coppa casalinga, per arbitraggi e altro, di 52 anni fa ad oggi il miglior risultato è proprio la semifinale raggiunta da Kane e compagni, a pari merito con quella di Italia ’90 dell’Inghilterra guidata da Bobby Robson, persa ai rigori con la Germania Ovest e seguita dalla commovente finale per il terzo posto con gli azzurri. Meglio dei quarti 1970, quelli dell’incredibile rimonta della Germania Ovest a Leon, del gironcino del 1982 con il doppio 0-0 con i tedeschi e la Spagna, dei quarti 1986 decisi dalle due anime di Maradona, degli ottavi 1998 (sconfitta ai rigori con l’Argentina), dei quarti 2002 e 2006 con Eriksson (fuori per l’errore di Seaman sulla punizione di Ronaldinho e poi ai rigori con il Portogallo), degli ottavi 2010 (fuori con la Germania, con clamoroso gol non concesso a Lampard), dell’eliminazione nel girone in Brasile e ovviamente delle tre volte in cui non si è qualificata, anche se va ricordato che in due casi si parlava di Mondiali a 16 squadre e in uno a 24: insomma, una cosa un po’ più seria della scampagnata terzomondista che si sta profilando per il 2026, speriamo senza anticipi.

In secondo luogo questa Inghilterra non ha una stella carismatica. Certo tutti riconoscono la bravura di Kane, che anche quando non è in giornata fa tante cose importanti oltre ai gol, ma sul piano mediatico non può nemmeno essere stare scia a Keegan, Gascoigne, Beckham o Rooney. Nella logica di un allenatore magari non è un male e questo Mondiale un po’ lo ha dimostrato visto che le stelle troppo luminose non hanno retto alla pressione (Messi e Neymar) o alla fatica (Cristiano Ronaldo). Nella logica dello spettatore e del giornalista generalista, quello che segue soltanto i Mondiali, questa mancanza di un leader pubblicizzato ha fatto sottostimare questa squadra che è alla fine composta non da scappati di casa ma da titolari in Premier League e quasi tutti in grandi club. 

Terzo il modulo, il mitico modulo. Southgate ha iniziato le qualificazioni con la difesa a quattro per poi entrare in fase di sperimentazione con il viaggio in Russia assicurato. Una scelta che ha potuto portare avanti avendo sulle fasce un Trippier in grandissima forma e uno Young che ha fatto il suo. Un cambio culturale enorme, perché se poche versioni dell’Inghilterra hanno dergogato dal 4-4-2, nessuna ha derogato dalla difesa a quattro: da Ramsey a Hodgson, passando per Greenwood, Robson, Taylor, Hoddle, Eriksson, Capello e altri durati meno di loro, non ricordiamo una sola Inghilterra schierata con la difesa a tre in partite importanti (qualche volta aveva osato Hoddle, tornando poi sui suoi passi). Non è solo una notazione tattica né un’ode a Southgate visto che sulla carta (Stones non è certo un raffinato) si regala un centrocampista o un attaccante agli avversari, ma di sicuro un cambiamento culturale. Magari nemmeno definitivo, ma soltanto per sfruttare il potenziale a disposizione visto che fuori dagli undici titolari non sono stati lasciati fenomeni incompresi. Insomma, l'Inghilterra di Italia '90 (Gascoigne, Lineker, Waddle...) aveva nettamente più qualità, ma la vita è adesso.