Calcio

I quarti della Svezia e la rivalutazione dell'Italia

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L'ennesima impresa della compattissima squadra di Andersson al Mondiale nulla toglie agli enormi demeriti di Ventura e dei giocatori azzurri, ma invita almeno ad astenerci dalla derisione. E non è ancora finita...

Con pieno merito la Svezia è nei quarti del Mondiale, dopo avere superato la Svizzera di Petkovic che per certi versi la ricorda ma che ha un po’ più di talento diffuso e un po’ meno di compattezza. Una partita in cui la Svezia ha proposto più calcio che nelle tre precedenti messe insieme, pur ricordando il peso specifico del primo tempo contro la Germania. Una squadra che Andersson tocca soltanto per infortuni (sembrava dolorante Forsberg, vedremo) e squalifiche (nei quarti mancherà Lustig, una certezza sulla destra), che segue senza alcun dubbio quello che allenatori pieni di se definiscono ‘game plan’. E stavolta le situazioni da gol non sono mancate, almeno quattro oltre a quella che portato all’1-0 di Forsberg.

Siccome non siamo fissati con l’Italia ma siamo sempre italiani, ci permettiamo di ricordare le statistiche del pur modesta prova degli azzurri a San Siro, lo scorso novembre: 20 tiri verso la porta di Olsen, di cui 6 nello specchio, contro i 2 totali svedesi, più il 75% di possesso palla contro il 25. Gli svedesi avranno fatto meglio nell’andata vinta 1-0 a Solna, dirà un marziano: invece in Svezia gli azzurri avevano tirato verso la porta avversaria 8 volte contro 6, con il 64% di possesso palla. Che non è in automatico indice di grande calcio, dopo Russia-Spagna dovrebbero averlo capito anche i sassi, ma di sicuro dice che non si è stati schiacciati.

Ma veniamo al Mondiale. Contro la Corea del Sud, nella prima partita del girone, gli svedesi al di là della vittoria hanno dominato con 9 tiri a 1. Ed hanno fatto una figura più che buona anche contro la Germania, nonostante nella memoria ci sia rimasto l’assalto finale tedesco con il clamoroso 2-1 di Kroos: 9 tiri per la squadra del riconfermato (giustamente) Löw, 7 per il vituperato Janne Andersson, ma 6 a 5 come tiri nello specchio della porta per gli svedesi. 12 a 11 per la Svezia i tiri verso la porta nella partita con il Messico che in quel momento sembrava fortissimo. E veniamo a questo ottavo di finale, giocato con un ardore e un’allicazione che per fortuna non si possono misurare: 9 tiri verso la porta per entrambe le squadre, con un 63 a 37 di possesso per la Svizzera.

Forse è poco per procedere alla rivalutazione della gestione azzurra di Ventura, ma abbastanza per ricordare il colpo di testa fuori di un niente di Belotti, la sfortunata deviazione di De Rossi sul tiro di Jakob Johansson (in Russia assente per infortunio) entrato 4 minuti prima, il palo di Darmian a Solna, il destro ravvicinato di Candreva, l’occasione divorata da Immobile solo davanti a Olsen, la sforbiciata di Florenzi, un quasi autogol con palla sulla traversa a San Siro. Non stiamo dicendo che l’Italia meritasse di alzare la Coppa del Mondo, ma la modestia di tante delle 32 presenti da un lato aumenta i rimpianti e dall’altro dice che il terzomondismo calcistico ha già superato i limiti di una giusta rappresentatività. Poi bravissima Svezia, esaltante come sono esaltanti le squadre vere: una televisione con budget illimitato dovrebbe ingaggiare Ventura e Ibrahimovic come commentatori del suo quarto di finale.