Calcio

I difensori di Neymar

Il Brasile ha conquistato i quarti di finale del Mondiale grazie anche alla protezione che Tite ha assicurato ai suoi giocatori di maggior talento. Forse è stata trovata la miracolosa sintesi fra attenzione e jogo bonito...

Almeno il Brasile non ha tradito, con i suoi medianoni e la sua difesa che stanno sostenendo in maniera magnifica gli uomini da copertina, quelli che segnano e fanno assist. Teniamoci per gli appuntamenti con la storia le odi a Neymar, che al netto della narrazione che lo circonda è uno che nelle 16 partite ufficiali giocate nel 2018, fra Brasile e PSG, interrotte da una frattura al quinto metatarso del piede destro (il 25 febbraio), ha segnato 15 gol e guadagnato quantità industriale di falli, creando infinite situazioni favorevoli per i compagni. E spariamoci invece subito quelle per Willian, una vita da talento fumoso (ad alto livello, però) ma arrivato in Russia in una condizione atletica mai vista prima, nemmeno nel Chelsea dove comunque con Conte ha giocato bene: la chiave del successo sul Messico è stato lui, che con le sue accelerazioni ha letteralmente sfondato l’organizzata squadra di Osorio.

Ma niente sarebbe possibile senza la protezione che Tite ha offerto ai suoi giocolieri, con un modulo che subisce mutamenti anche nel corso della stessa partita e che spesso viene definito 4-1-4-1 tanto per fare un po’ gli storici, evocando l’antico Metodo (alzando i difensori esterni e abbassando Paulinho e Coutinho salta fuori il 2-3-2-3), ma che è sostanzialmente basato sull’intelligenza e sui tempi di gioco dei suoi interpreti. Il senso della posizione di Casemiro, l’intelligenza negli inserimenti di Paulinho, il sacrificio di Coutinho quando la qualità non basta. La difesa anche senza Danilo, che peraltro ha giocato solo contro la Svizzera, e Marcelo è stata quasi perfetta, con Miranda che ha fatto il suo e Thiago Silva che ha risolto le poche situazioni di pericolo: sempre utile ricordare che il Mineirazo si era materializzato senza lui e Neymar in campo. I fatti dicono che contro due buone nazionali europee (Svizzera e Serbia) e due buone nazionali nordamericane (Costarica e appunto Messico) la Selecão ha subito un solo gol, quello di testa di Zuber facilitato da una clamorosa spinta ai danni di Miranda.

È presto per gridare al miracolo, ma è in ogni caso apprezzabile che Tite abbia trovato una sintesi, tattica e mediatica, fra il mitologico jogo bonito e la protezione della porta. Non è un caso che fra i 23 ci siano altri due mediani solidissimi come Fernandinho, che probabilmente nel quarto di finale sostituirà lo squalificato Casemiro, e Renato Augusto. Se a questo si somma il fatto che Neymar ha iniziato il torneo in ritardo di condizione e migliora di partita in partita, si può dire che a dividere Tite da una supersemifinale con la Francia ci siano solo due problemi: gli infortunati (oltre a Danilo e Marcelo, il secondo in via di miglioramento, c’è Douglas Costa che era un’alternativa importante) e la prima punta, visto che Gabriel Jesus è addirittura più felpato del suo solito e che Firmino è un campione ma con caratteristiche più da centravanti arretrato (stiamo tentando di non scrivere ‘falso nueve’) che da prenditore di calci da dietro. La realtà dice che in 16 partite ufficiali con Tite, fra qualificazioni e Coppa, il Brasile non ha mai perso e ha subito soltanto 4 gol segnandone 37: insomma, più attenti ma senza perdere l’anima. La sesta Coppa del Mondo è ancora tutta da vincere, ma si può almeno sognare.