Calcio

Le età di Messi e Mbappé

Francia e Argentina hanno giocato un ottavo di finale di intensità straordinaria, con il campione francese che si è trovato in una condizione psicologica senz'altro più facile rispetto alla stella dell'Albiceleste. Che a questo punto avrà la tentazione di dedicarsi soltanto al Barcellona...

Il pazzesco ottavo di finale onorato da Francia e Argentina, grazie anche ad allenatori che hanno inciso pochissimo (Sampaoli perché addormentato, Deschamps perché esautorato), ha regalato ai titolisti i primi veri segni di Kylian Mbappé nella storia del calcio. E forse gli ultimi, nella medesima storia, di Leo Messi. Che ha tirato fuori una prova modesta, sfiorando però il gol con un destro debole e pescando Aguero per il 3-4 che ha fatto sognare il miracolo agli oltre 30.000 tifosi argentini presenti a Kazan. Una partita decente per altri, ma non per Messi. Che a 31 anni probabilmente chiude la sua carriera in nazionale, anche se è presto per fare certi discorsi, senza essere mai andato a segno nelle fasi a eliminazione diretta dei 4 Mondiali giocati. Il primo, a Germania 2006, quando aveva quasi la stessa età di Mbappé oggi.

Il francese con una doppietta, un rigore guadagnato e accelerazioni devastanti ha spaccato una partita che la Francia avrebbe dovuto e potuto portare a casa senza problemi. Invece l’orgogliosa Argentina autogestita è riuscita a tenere duro per tre quarti di partita prima di cedere alla sua stessa inferiorità atletica e tecnica, con gli assenti ad avere inevitabilmente ragione: quelli non convocati da Sampaoli (Icardi, Perotti, Martinez, Pastore, Paredes, Lanzini, Pezzella, Funes Mori e altri che i media argentini tireranno fuori e non riusciamo nemmeno a immaginare), gli infortunati alla Gago (che sarebbe davvero stato utile) e i presenti-assenti: su tutti Higuain, per la verità penoso contro la Nigeria, e il dimenticato Dybala, ma tutto sommato anche Aguero. Non occorre essere Nostradamus per prevedere che l’era Sampaoli finisce qui, anzi era già finita nella partita con la Croazia: un bravo allenatore, sia a livello di club sia di nazionali, che non ha avuto la personalità per gestire la pressione che ogni allenatore dell’Albiceleste subisce e nemmeno per dimettersi quando gli è stata imposta la formazione. Quattro partite di Russia 2018 giocate con quattro diversi moduli tattici dicono tutto della situazione, di sicuro la scelta di giocare senza una prima punta non è sua e questa è un aggravante ben al di là di maglietta, pancia e tatuaggi. Da non dimenticare che 4 anni fa l'Argentina è andata a un niente dal vincere il Mondiale con in panchina Sabella, un allenatore normalissimo ma capace di reggere il tritacarne mediatico e di tenere una linea.

Ma tornando a Messi, visto che di Mbappé in chiave mondiale ci sarà tempo per parlare, prima di inerpicarsi in letture psicologiche degne di miglior causa bisogna dire con chiarezza che il contesto tecnico e tattico dell’Argentina attuale, per tacere dell’ambiente, è nettamente peggiore di quello a cui è abituato al Barcellona. Un centrocampo dove si può scegliere fra Rakitic, Iniesta, Coutinho, Busquets, Paulinho e Dembélé è leggermente diverso da uno in cui è supportato da Mascherano (il Mascherano attuale), Banega e Perez, per non arrivare a Biglia o Acuna. Questo porta ai limiti di Messi, non certo individuali ma nel migliorare e galvanizzare compagni di livello inferiore: insomma, la vera differenza con Maradona, quella che ha reso improponibile l’operazione ‘Argentina 2018 come Argentina 1986’ di cui aveva sciaguratamente parlato anche Sampaoli, insieme alla differenza, in favore di quella 1986, della cilindrata dei comprimari. La personalità non manca di certo a uno che negli ultimi dieci anni è stato il primo o il secondo giocatore del mondo, non un passante infiltratosi nella squadra argentina, ma il Mondiale è quasi un altro sport. Nei club la quotidianità dei campioni, qui la leggenda. E Messi non ci è entrato, non perché non abbia vinto la Coppa ma perché l'ha sentita troppo o troppo poco.