Calcio

Lopetegui uno da Real

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Per il dopo Zidane la scelta di Florentino Perez è caduta sull'allenatore della nazionale spagnola, che a Madrid ha lasciato poche tracce come giocatore ma che come tecnico ha tante qualità che possono funzionare in un ambiente così estremo...

Pur essendo l’allenatore della Spagna, cioè una delle cinque squadre che sulla carta possono mettere le mani su questo Mondiale, Julen Lopetegui non era fra i primi dieci candidati alla panchina del Real Madrid lasciata vacante nei tempi giusti da Zidane. Ma forse proprio per questo Florentino Perez alla fine ha scelto lui senza stare a inseguire santoni o presunti tali.

L’allenatore basco ha fatto benissimo con la Spagna del dopo Del Bosque: non ha ribaltato la squadra esistente pur inserendo qualche giovane, non ha perso una partita, ha vinto il girone di qualificazione che poi ha spedito l’Italia allo spareggio con la Svezia, ha creato un ambiente senza clan forte anche del suo passato di tecnico quasi sempre in federazione, con risultati eccellenti come le vittorie nell’Europeo Under 19 del 2012 (era la squadra di Jesé, Suso e Deulofeu) e in quello Under 21 dell’anno seguente, in una finale che tutti in Italia ricordano visto che la buonissima Italia di Devis Mangia, che in attacco aveva Immobile e Insigne e centrocampo Florenzi e Verratti, fu sconfitta 4-2 dalla super Spagna di De Gea, Morata, Isco, Thiago Alcantara e Koke. L’unica sua esperienza ad alto livello nel calcio di club è stata durante il controverso anno e mezzo al Porto, terminato con un esonero. E allora perché il club più ricco, prestigioso e forte del mondo ha scelto lui?

Intanto perché può essere considerato in parte un uomo Real, pur non avendoci di fatto mai giocato (era la riserva di Buyo alla fine degli anni Ottanta) ed avendolo frequentato solo un anno fuori dal campo, allenatore del Castilla senza infamia e senza lode. Trascurabile il suo passato al Barcellona, anche se ci era arrivato in pompa magna dopo che Cruijff aveva deciso di cacciare Zubizarreta dopo il disastro di Atene contro il Milan. In secondo luogo Lopetegui è una persona che si presenta bene e che fa la sua figura nelle interviste (è stato a lungo commentatore televisivo), mediatico ma non divisivo, con la credibilità dell’ex giocatore (da giovanissimo era considerato il portiere del dopo Zubizarreta) ma senza l’ego del fenomeno: insomma, Perez in lui vede più un altro Del Bosque che un altro Zidane.

Terzo: tatticamente non derogherà dal 4-3-3 o dal 4-3-1-2 a seconda dei colpi che metterà a segno il Real una volta capito il futuro di Cristiano Ronaldo. Nessuna rivoluzione, solo un volto nuovo a dare le direttive ai giocatori. Quarto: tutti dopo Euro 2016 davano la Spagna per morta e Lopetegui l’ha ritirata su con 14 vittorie (fra queste il 3-0  del Bernabeu che incrinò le già poche certezze di Ventura) e 6 pareggi in 20 partite. Con il senno di poi siamo tutti a dire che non è stata poi questa grande impresa battare gli azzurri con Sergio Ramos, Piqué, Isco e Iniesta, ma questo non toglie che Lopetegui sia riuscito nell’impresa più difficile di tutte, cioè quella di saldare gruppi e generazioni diversi. Segno di un’intelligenza che a 52 anni gli ha fatto guadagnare la panchina più importante e difficile del mondo, quella dove un risultato inferiore alla vittoria in Champions League è un fallimento. La facile previsione è che la gestione Lopetegui, dopo il tre su tre di Zidane, sarà valutata negativamente. Ma questo non toglie che lui sia una figura adatta al Real di oggi.