Calcio

La piccola Russia di Russia 2018

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Raramente la nazionale del paese ospitante è stata così modesta, in proporzione alla sua stessa storia, per questo l'obbiettivo della squadra di Cherchesov è una onorevole uscita di scena agli ottavi di finale contro Spagna o Portogallo...

Nella storia del Mondiale la nazionale del paese ospitante ha alzato la coppa in 6 occasioni su 20: Uruguay 1930, Italia 1934, Inghilterra 1966, Germania Ovest 1974, Argentina 1978 e Francia 1998. In altre 7 occasioni (Brasile 1950, Svezia 1958, Cile 1962, Italia 1990, Corea del Sud 2002, Germania 2006 e Brasile 2014) i padroni di casa, o co-padroni come nel 2002, si sono classificati nelle prime 4, senza stare a ricordare le varie formule. Insomma: 13 volte su 20 il fattore campo ha avuto la sua importanza. Ecco, è impossibile che la Russia si aggiunga a questo elenco, anche usufruendo degli aiuti che quasi tutte le 13 squadre citate hanno avuto lungo il percorso.

E non solo perché la squadra allenata da Stanislav Cherchesov viene da due anni di amichevoli quasi tutte mal giocate, al punto che l’ex portiere della nazionale sovietica (con i suoi baffoni d’altri tempi era in campo nella partita-capolinea dell’Italia di Vicini, quella del palo di Rizzitelli) e russa ha le peggiori statistiche nella storia di una squadra che ha avuto tecnici di grande nome come Romantsev, Hiddink, Advocaat e Capello. I numeri possono ingannare, perché molte amichevoli sono state con avversari di alto livello, ma il problema della Russia è che ha pochissimi giocatori di spessore, stelle quasi soltanto nel proprio campionato. Del listone di Cherchesov, che non ha ancora ufficializzato i 23 definitivi, ci sono però almeno tre elementi che possono entrare, superando il girone (Uruguay, Egitto e Arabia Saudita le avversarie) e con un buon ottavo di finale, fra i volti del mondiale.

Su tutti ovviamente Aleksandr Golovin, a 19 anni protagonista di Euro 2016 e unico a salvarsi nella spedizione di Slutsky. Bene anche nel CSKA Mosca e in Confederations Cup, Golovin è un centrocampista totale e un super-atleta che potrebbe tranquillamente fare la sua figura in una squadra da alta Champions League: come potenzialità una specie di Kroos, ma con più spirito di iniziativa. In attacco punteremmo su Aleksey Miranchuk, non perché sia una nostra scoperta ma perché da anni sembra sul punto di esplodere sul serio e il Mondiale in casa a 22 anni potrebbe essere la volta buona. Il titolo appena vinto da protagonista con il Lokomotiv Mosca allenato da Semin dice qualcosa della sua maturazione, ma per essere una seconda punta, a volte un rifinitore, segna troppo poco: quasi sicuro che faccia coppia in attacco con il più continuo Smolov, mentre il primo rincalzo dovrebbe essere il suo gemello (diverso) Anton. Abbiamo citato due giocatori che colpiscono la fantasia appena li si vede, ma giusto per mettere un terzo nome che non sia uno dei vecchi (Akinfeev, Zhirkov, l’eterno Ignashevich) citiamo Daler Kuzyaev, lanciato da Mancini nello Zenit e apprezzatissimo anche da Cherchesov, che nelle ultime amichevoli non lo ha schierato per infortunio ma che lo potrebbe mettere sia in mezzo al campo sia sulla destra nel 3-5-2 che più o meno è il modulo che ha in testa.

Non è una squadra che faccia sognare, è evidente, ma nemmeno la schifezza che il 65esimo posto nel ranking FIFA indica, di poco superiore a quello dell’Arabia Saudita (67) e molto inferiore a quello di Uruguay (17) ed Egitto (46). Di sicuro la Russia è in una delle congiunture calcistiche meno fortunate della sua storia. Un ottimistico ma anche realistico secondo posto dietro l’Uruguay la manderebbe ad un ottavo di finale quasi ingiocabile contro la prima del gruppo B, quindi Spagna o Portogallo. Cambierebbe poco anche compiendo l’impresa e superando quindi anche la squadra di Tabarez, perché in questo caso l’incrocio negli ottavi sarebbe sempre con il gruppo B. Insomma, a meno di grandi imprese il Mondiale della Russia ha un finale già scritto.