Calcio

Le avversarie delle sette Juventus

© Juventus FC via Getty Images

Il trentaquattresimo scudetto bianconero impone di riflettere sulla reale concorrenza avuta dalle squadre di Conte e Allegri dal 2011 ad oggi. Di certo il Napoli di questa stagione è la rivale che ha fatto più punti...

Il settimo scudetto consecutivo vinto dalla Juventus impone di considerare questo ciclo come un qualcosa di unico ed in effetti dal punto di vista bianconero le cose stanno così: alcuni uomini chiave (Buffon e Chiellini, ma anche Barzagli, Marchisio e Lichsteiner che nella Juve attuale sono riserve) sono rimasti gli stessi, mentre il resto della rosa è costantemente migliorato al punto che la seconda squadra della Juventus potrebbe, senza esagerare, giocarsela per un posto in Champions League. Non è un bene per il calcio italiano nel suo complesso, ovviamente, anche senza andare a ricordare i meravigliosi 9 anni dal 1982 al 1991 (7 diverse squadre campioni d’Italia, con doppiette di Juventus e Napoli), ma da una Lega commissariata e senza una direzione non si può pretendere una visione di lungo periodo.

Significativo è che l’inizio di questo ciclo della Juventus sia coinciso con la diminuzione da quattro a tre delle italiane qualificate per la Champions, visto che la Germania ci aveva superato nel ranking UEFA: in sostanza dal 2011 la serie A ha perso una squadra con la benzina della massima competizione mondiale per club. Nel primo anno di Conte la grande avversaria, dopo il buon inizio dell’Udinese (sarebbe arrivata terza), fu il Milan di Ibrahimovic e… Allegri. Anche dopo la partita del famoso gol non visto di Muntari i rossoneri riuscirono ad arrivare in vetta alla classifica e il campionato si decise soltanto nelle ultime due giornate. Alla fine la Juve vinse da imbattuta, come il Perugia 1978-79 e il Milan 1991-92, ma con il merito di riuscirci in un campionato a 20 squadre invece che a 16 o a 18. Conte ruotò molti giocatori, anche un Del Piero quasi al capolinea, ma è significativo che l’attacco più schierato fosse Pepe-Matri-Vucinic: che oggi probabilmente giocherebbero nella Juve 3.

Tornando alle avversarie, nella stagione seguente il Napoli di Mazzarri fece bene ma fu sempre tenuto a distanza di sicurezza, e ancora più ampio nel 2013-14 sarebbe stato il divario rispetto alla Roma di Rudi Garcia. Distanze rimaste invariate, sempre rispetto alla Roma (con la Lazio vicina), con l’inizio dell’era Allegri e confermate sulla coppia Napoli-Roma negli anni successivi fino ad arrivare ai giorni nostri ed alla quasi-impresa di un Napoli di cilindrata ben diversa ma scoppiato prima della volata finale. In altre parole, soltanto al primo anno di questo ciclo la Juventus ha dovuto soffrire fino all’ultima giornata e in tutte le altre stagioni tranne che in questa era già virtualmente campione prima dell’inizio della Primavera.

Queste le sensazioni, poi ci sono anche i numeri. Nel 2011-12 Juventus 84 punti, Milan 80, Udinese 64; nel 2012-13 Juventus 87 punti, Napoli 78, Milan 72; nel 2013-14 Juventus 102 punti, Roma 85, Napoli 78; nel 2014-15 Juventus 87 punti, Roma 70, Lazio 69; nel 2015-16 Juventus 91 punti, Napoli 82, Roma 80; nel 2016-17 Juventus 91 punti, Roma 87, Napoli 86; nel 2017 con una partita ancora da giocare Juventus 92 punti, Napoli 88, Roma 74. È quindi evidente che nelle ultime tre stagioni le seconde e soprattutto le terze abbiano fatto meglio in media che nel passato (L’Udinese andò in Champions con 64 punti…), ma nello stesso tempo la Juventus abbia continuato a migliorare sia in Italia sia soprattutto in Europa. Il Napoli di quest'anno è la migliore seconda delle ultime sette stagioni e se battesse domenica il Crotone si potrebbe dire che soltanto due Juve (l'ultima del record di Conte e quella attuale) su sette le sono state davanti.

Non c’è bisogno di grandi analisi per notare come in questi sette anni Milan e Inter siano gradualmente scomparse prima dalla lotta per lo scudetto e poi anche da quella per la qualificazione Champions, con un asterisco sull’Inter di quest’anno che in teoria potrebbe ancora farcela. Un declino dovuto alle note situazioni societarie, fra il troppo lungo addio di Berlusconi e l’incredibile parentesi (non ancora chiusa, pur essendo diventato azionista di minoranza) di Thohir, con l’inversione di tendenza che può passare soltanto dall’Europa che conta. In questo senso il quarto posto Champions tornato a disposizione dell’Italia, oltretutto senza nemmeno bisogno del playoff, potrebbe migliorare le prospettive anche in patria. Dove comunque la Juventus ha un vantaggio competitivo enorme: in campo, ma anche politicamente e mediaticamente. E continuerà ad averlo, per meriti suoi e demeriti di chi tratta un club di calcio come se fosse un’azienda come tutte le altre.