Calcio

Il ritorno delle seconde squadre

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L'annuncio di Costacurta ha fatto capire che già quest'anno qualcosa potrebbe muoversi, se qualcuno in C fallirà. Se no dal 2019 gli Under 21 non ancora pronti per il grande calcio potranno giocare contro professionisti veri...

Quella sull’utilità delle seconde squadre è una litania politico-sportiva che dura da anni, insieme agli stadi di proprietà, al merchandising asiatico e cose del genere. Ecco, adesso grazie alla scossa del doppio commissariamento avremo le seconde squadre. Partenza a fari spenti, la prossima estate, sfruttando gli inevitabili fallimenti della serie C, per poi dal 2019 fare sul serio e avere posti assicurati per le seconde squadre nel terzo livello del calcio italiano. L’annuncio del subcommissario della FIGC Costacurta è stato forse frettoloso, creando malumori in serie B ma anche in A, ma da qualcosa bisogna pur iniziare.

Pur nella vaghezza dell’applicazione della riforma, visto che ci si dovrebbe augurare il fallimento anche di realtà storiche, e dei suoi tempi, si può già dire che i punti fermi sono tre. Primo: le seconde squadre soltanto in parte sarebbero le eredi delle attuali Primavera, visto che si tratterebbe di Under 21, con un paio di Under 23 e forse ulteriori fuoriquota (reduci da un infortunio, magari). Secondo: il campionato Primavera non morirà, l’Atalanta 2 che partirà dalla serie C potrà partecipare anche al solito torneo Under 19, se avrà abbastanza giocatori per farlo. Terzo: le squadre giocheranno sul serio, per guadagnarsi la promozione in B o evitare una retrocessione in D. Dalle parole di Costacurta e da quanto risulta a chi vive di calcio giovanile altro al momento non risulta, anche se poi possiamo aggiungerci le nostre congetture.

Meglio andare direttamente sui dubbi: il più grande riguarda i criteri di selezione, cioè gli aventi diritto a questa sorta di wild card per la serie C. Valgono i risultati della prima squadra, quelli del settore giovanile, la possibilità di portare un grande nome in una zona calcisticamente depressa? Dare questa possibilità a tutta la serie A significherebbe, pronti-via, aggiungere dal 2019 un girone alla serie C (ora a 60 squadre). Il secondo dubbio riguarda il futuro della serie B: è chiaro che il secondo livello del nostro calcio avrebbe solo da guadagnarci da una promozione in B della Juventus 2 o dell’Inter 2, ma di sicuro la presenza di squadre senza ambizioni (è ovvio che non potrebbero essere promosse, andando a giocare contro Juventus e Inter vere) falserebbe buona parte del torneo. Le perplessità di De Laurentiis, cioè che la C sia un campionato poco allenante per chi viene dalla Primavera, sono invece infondate: se prendiamo in considerazione il Napoli Primavera di due stagioni fa vedremo che il solo Sebastiano Luperto gioca (fra l’altro bene, nell’Empoli) almeno a livello di serie B. Avere una seconda squadra in serie C non impedirebbe di prestare i pochissimi diciannovenni già pronti in B o in una bassa serie A, come già avviene oggi, anche se uno dei non detti della riforma è che servirà a limitare situazioni di vassallaggio che sono sotto gli occhi di tutti.

In definitiva, un embrione di riforma che presenta più aspetti positivi che negativi: difficile che porti a una fioritura di fenomeni, facile che permetta a molta classe media di non perdersi per strada. Certo da un punto di vista televisivo e mediatico per la serie A sarebbe più conveniente una edizione riveduta e corretta del vecchio campionato De Martino, durato con alterne fortune dal 1954 al 1971, anche se la ragion d’essere delle seconde squadre dovrebbe essere quella di far confrontare i giovani con i professionisti veri. Di sicuro qualcosa si è mosso ed è un bene.