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In vendita anche Wembley

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L'offerta di Shad Khan alla Football Association è stata presa seriamente in considerazione, a soli 11 anni dall'inaugurazione dell'impianto. Il teorico miliardo di euro offerto, nell'ottica anche di uno sviluppo del football americano in Europa, è meno di quanto sia costata la costruzione...

In un'Europa in cui tutto sembra in vendita si può vendere anche Wembley. Il nuovo Wembley, inaugurato nel 2007 lasciando soltanto il ricordo di quello vecchio e della sua leggendaria pista per i greyhound. Non sappiamo se la Football Association stia per accettare l’offerta di Shad Khan per l’acquisto del suo stadio simbolo, ma il solo fatto che la stia ufficialmente prendendo in considerazione è grave. Il problema non è Khan, che a dispetto del nome non è uno sceicco né un fantoccio che usa soldi di fondi sovrani di qualche stato dittatoriale: è uno statunitense di origine pakistana, incarnazione fra l’altro del sogno americano. Nato in una famiglia di modeste possibilità, è diventato un grosso industriale e anche proprietario dei Jacksonville Jaguars della NFL. Di più: Khan è dal 2013 al timone del Fulham, attualmente terzo in Championship.

La chiave dell’operazione da un miliardo di euro è comunque il football americano: nei piani di Khan e indirettamente della NFL Wembley dovrebbe diventare la base dell’espansione in Europa della più ricca delle leghe sportive statunitensi. La NFL a Wembley non è certo una novità: gli stessi Jaguars ci hanno giocato più volte partite di stagione regolare e a Londra, non solo a Wembley ma anche a Twickenham, si sono viste anche tante altre squadre. E l’idea imprenditoriale di Khan, da lui stesso spiegata, è più che valida: Jacksonville è un mercato piccolo, mettere più di un piede anche a Londra permetterebbe alla franchigia di avere un appeal pari a quelle storiche. Dal punto di vista della federazione inglese i vantaggi finanziari sarebbero evidenti, senza contare che in ogni caso nella vendita sarebbe garantito il diritto di usare Wembley per le partite dell’Inghilterra oltre che per le finali di FA Cup e coppa di lega. Chissà se Khan in prospettiva vede un trasferimento dei Jaguars a Londra, previa approvazione della NFL, di sicuro sarebbe una mossa di impatto clamoroso. E senz’altro più facile nella NFL, dove le partite casalinghe nella stagione regolare sono 8, che nella NBA dove sono 41.

Il neoliberista della porta accanto potrebbe raccontarci che nel mondo gli stadi nazionali di proprietà di una federazione sono pochissimi, praticamente nessuno: lo stesso Stade de France è dello stato francese, non della FFF, mentre l’Olimpico è del CONI (senza contare che non tutte le partite degli azzurri, anzi, vengono giocate a Roma). Lo stesso liberista farebbe anche due conti: questa nuova versione di Wembley, inaugurata nel 2007, è costata ufficialmente l’equivalente di 862 milioni di euro, ma i vari contenziosi seguiti ne sono costati altri 220. Questo miliardo e cento milioni di spesa è stato finanziato con mutui e debiti bancari propriamente detti, ma tre quarti di questo debito sono stati ripagati e quindi non è che la FA abbia l’acqua alla gola. La presenza del Tottenham, visto il rifacimento di White Hart Lane, ha portato qualche milione in più di affitto, ma al netto di tutto Wembley fattura sui 130 milioni di euro a stagione. Una volta finito di pagare il debito, si tratta più o meno della stessa somma che la federazione investe nel calcio giovanile. Senza contare che quasi tutti i soldi non derivanti da mutui o debiti sono arrivati da fondi pubblici, quindi il contribuente inglese potrebbe non essere entusiasta di avere pagato in parte uno stadio NFL.

Molto dipenderà dalla cifra offerta in concreto: il miliardo di euro di cui si è scritto fa titolo, ma è addirittura meno di quanto il nuovo Wembley sia costato in totale. In sintesi: per la Football Association sarebbe un grandissimo affare finanziario, essendo fra l’altro rientrata di gran parte del debito, ma per il calcio inglese sarebbe l’ennesimo e forse definitivo passo verso la perdita di identità. I media britannici sono però in maggioranza favorevoli alla vendita, quindi magari dall'Italia non capiamo. Poi il succitato liberista proverà a convincerci che nel 2018 essere inquilini è la stessa cosa che essere proprietari, o che essere inglesi sia la stessa cosa che non esserlo.