Calcio

Koulibaly e i miracolati di Sarri

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Juventus-Napoli ha clamorosamente riaperto la lotta per lo scudetto e sottolineato una volta di più l'importanza dell'allenatore non tanto nella singola partita, quanto nel migliorare il livello dei giocatori di media qualità. Il vero miracolo alla fine è questo...

Juventus-Napoli ha clamorosamente riaperto la corsa a uno scudetto che sembrava già assegnato alla squadra di Allegri: una partita che non si può ovviamente ridurre al colpo di testa vincente di Kalidou Koulibaly al 90', ma che senza quel colpo di testa sarebbe stata archiviata come una intelligente gara di contenimento dei bianconeri, una scelta realista di Allegri oltretutto dopo aver perso subito Chiellini per infortunio e con le peggiori versioni possibili di Higuain e Dybala, il solito Napoli che fa trenta ma mai trentuno, il calcio di Sarri che è troppo dispendioso e fiune stagione si sente, eccetera. Insomma, il risultato non è l’unica cosa che conta ma è di sicuro la base di pagelle e analisi fatte a caldo. Anche perché, con buona pace degli snob, nel giornalismo devono essere fatte a caldo: a chi importerà di questo Juve-Napoli nel 2037?

Tutto è discutibile, insomma. Ma è forse poco discutibile il fatto che Sarri sia un allenatore che migliora il materiale umano a sua disposizione e lo fa non con logiche da centroclassifica ma dovendo vincere ed essere competitivo su più fronti. Valorizzare giocatori all’Udinese, per lo meno nell’Udinese prima di questa tragica stagione, è alla portata di tanti tecnici bravi e infatti in tanti ci sono riusciti (nell’era Pozzo venogono in mente Zaccheroni, Guidolin, Spalletti, Marino…). Fare la stessa cosa al Napoli, che ha un presidente che dal calcio ci guadagna ma che in più pretende di vincere, è decisamente un’impresa. Scudetto o non scudetto che sia. Koulibaly è un esempio facile, ma è uno dei pochi difensori per i quali in Europa si stiano muovendo soldi da grande attaccante e quindi bisogna farlo. Nel 2014 era arrivato dal Genk con discrete aspettative ed aveva fatto subito coppia con Albiol, ma in pochi mesi con Benitez (che gli preferiva Britos) era diventato una riserva e anche un problema.

A proposito di riserve, è vero che Albiol e Callejon, anche loro arrivati al Napoli prima di Sarri, venivano dal Real Madrid ma è anche vero che nella squadra più famosa del mondo giocavano soltanto quando i titolari erano squalificati o infortunati. Mario Rui nella Roma praticamente non metteva piede in campo, Hysaj (come del resto il portoghese) è un’invenzione di Sarri ai tempi dell’Empoli. E vogliamo parlare di Ghoulam, miglior giocatore del Napoli in questa stagione fino a quando, il 9 febbraio scorso, si è infortunato? Era in squadra da prima dell’arrivo di Sarri, senza infamia e senza lode. Jorginho era un altro che con Benitez (allenatore di prima fascia internazionale, non il pizzicagnolo) non godeva di grande considerazione, mentre la considerazione Reina ce l’aveva: dopo la strana, visto che la titolarità di Neuer mai era stata messa in discussione, parentesi al Bayern Monaco è però rinato con Sarri. Hamsik veste questa maglia dal 2007, Insigne fra un prestito e l’altro anche da prima.

Non vogliamo adesso sostenere che Sarri stia lottando per il titolo con una squadra di scappati di casa, come qualche suo adoratore magari pensa, ma soltanto osserviamo che degli undici titolari dell’Allianz Stadium e sostanzialmente della stagione, vista la scarsità di cambi, soltanto tre (Mario Rui, Allan e Mertens) sono arrivati al Napoli sotto la gestione dell’allenatore toscano e che nessuno di loro era, con tutto il rispetto, inseguito da Barcellona o Chelsea. In altre parole, De Laurentiis gli ha dato in mano una rosa da quinto posto (piazzamento del Napoli 2014-15) senza migliorarla di tanto, e Sarri in tre stagioni l’ha portata a un secondo, un terzo e adesso un secondo con possibilità di arrivare primo. Con una Juve sempre fortissima, una Roma che all’ultimo conteggio risulta in semifinale di Champions League, una Lazio che presa giocatore per giocatore non è peggio del Napoli, un’Inter che si è riorganizzata, un Milan che in un’estate ha speso quasi il triplo di quello che Sarri ha fatto spendere a De Laurentiis in tre: un rosso di mercato di 160 milioni contro 60 (il Napoli dal 2015 ad oggi, ribadiamo). E quindi? In quel colpo di testa di Koulibaly, oltretutto non casuale vista la maniacalità del Napoli nell’allenarsi sui calci piazzati, c’è davvero tanto di Sarri. E nell’epoca in cui per mille motivi (linguistici, ambientali, di carisma) i club scelgono i gestori bisogna sottolinearlo.