Calcio

Lo sfondamento di Ceccarini

La recente intervista dell'arbitro del famoso Juventus-Inter di Iuliano-Ronaldo ha riportato i riflettori su un'epoca che non è giusto dimenticare. Un'epoca in cui gli episodi avevano meno importanza del contesto...

Piero Ceccarini non vuole essere ricordato soltanto per l’episodio Ronaldo-Iuliano del 26 aprile 1998, ma è il primo a sapere che il suo destino sarà esattamente questo. L’intervista rilasciata a Mediaset Premium, in cui nella sostanza dice che se ci fu uno sbaglio fu quello di non fischiare il fallo di sfondamento di Ronaldo ai danni del difensore della Juventus, sembra studiata apposta per guadagnarsi un titolo dopo anni di oblio e in questo senso la missione può dirsi compiuta. Reazione di Simoni, vivisezione dell’episodio fuori tempo massimo e ognuno ovviamente rimasto del proprio parere. Ceccarini compreso, ovviamente, visto che questo concetto del fallo di sfondamento l’aveva spiegato (inventandolo, perché non era pallacanestro) già in campo ai giocatori interisti, Pagliuca in testa, e poi ribadito in varie interviste.

Il merito dell’ex arbitro di Livorno, sempre che lo si possa definire un merito, non è però stato quello ispirare un VAR postumo ma di far respirare di nuovo l’aria opprimente dell’epoca. Che non dipendeva tanto da rigori, dati o non dati, quanto da un clima di intimidazione che gli avversari della Juventus di Moggi e Giraudo (ma soprattutto degli Agnelli) intuivano già da certi articoli di grandi firme e che in campo si manifestava in falli a metà campo invertiti, fischi di confusione, cartellini tenuti nel taschino, calci di punizione da posizioni chirurgiche. Niente degno di passare alla storia, però ai tempi era attualità. Tutto questo non era chiaramente colpa di Iuliano, ma Iuliano (Torricelli, Davids, eccetera) era uno dei beneficiari principali di questa situazione. La visione dei 90 minuti di partita, anche cancellando il suo episodio più famoso, mostra come semplicemente contro quella Juventus non si potesse giocare. E il fatto che fosse una squadra davvero fortissima (vincitrice della Champions League 1995-96, finalista nelle due edizioni successive con molti rimpianti contro Borussia Dortmund e Real Madrid), in proporzione agli avversari più della Juventus attuale, non è un’attenuante ma proprio il contrario. Il divario tecnico con quell'Inter, poi, era notevole e senza Ronaldo e Pagliuca sarebbe stato imbarazzante. Eppure...

Tornando a Ceccarini, va ricordato che si ritrovò ad arbitrare la partita della vita, con tutto il rispetto per quelle dirette in Champions League, a 45 anni e quindi in una fase molto particolare della carriera. Sarebbe andato avanti ancora per una stagione, incrociando altre tre volte l’Inter, due in Coppa Italia contro la Lazio e una in campionato contro il Torino, soltanto nell’ultima occasione con Ronaldo in campo ma sempre con polemiche. In una cosa Ceccarini ha comunque senz’altro ragione: non si possono ridurre a un episodio una carriera, un campionato, nemmeno una partita. Il problema, per il calcio italiano più che per lui, è proprio che quell’epoca non si può ridurre a un episodio o a una somma di episodi. E nemmeno a sentenze, per quanto sfavorevoli ai dirigenti juventini.