Calcio

Una vita alla Boranga

Il ritorno in campo del settantacinquenne portiere fa notizia, ma meno delle tante vite vissute da un medico che è stato giocatore di serie A, scrittore, dirigente, politico, imprenditore, lanciatore del peso...

Ha fatto giustamente notizia il fatto che Lamberto Boranga abbia deciso di tornare in campo alla bella età di 75 anni nelle fila della Marottese, squadra marchigiana di Terza Categoria. Ma bisogna ricordare che il portiere umbro ha sempre fatto notizia, anche ai suoi tempi d’oro come atleta. Per una ragione che forse è antipatico esprimere in questi termini, ma che era ed è evidente: Boranga è stato uno dei pochi personaggi del vecchio calcio, diciamo il calcio prima della televisione a colori, ad avere una cultura di livello superiore. Non solo per la laurea, anzi le lauree (biologia e medicina, con specializzazioni in cardiologia e medicina sportiva), ma anche per tante sue scelte e prese di posizione. Intendiamoci: non è che dagli anni Ottanta in poi la serie A si sia popolata di intellettuali scomodi, ma almeno il pezzo di carta è diventato più facile da conciliare, per i più volenterosi, con la carriera professionistica: i casi di Chiellini, Stendardo, Pecchia, Oddo, Bierhoff, eccetera sono quindi rari ma non rarissimi come ai tempi di Sergio Campana e ancor più a quelli di Fulvio Bernardini.

Tornando a Boranga, per questo suo extracalcio si parlava di lui già da studente, nemmeno da laureato, quando era la riserva di Albertosi nella Fiorentina degli anni Sessanta. Un portiere molto atletico e istintivo, che a beneficio dei più giovani (ma nemmeno tanto) possiamo forse paragonare a Garella, con una serie di manie e superstizioni che lo rendevano personaggio. Su tutte quella di parare con il cappellino quando era rilassato e di buttare il cappellino a terra, tipo Pantani che gettava la bandana prima dello scatto, quando sentiva che era un momento decisivo della partita. Lanciava e riprendeva il cappellino anche più volte nella stessa partita, un vero spettacolo nello spettacolo che spesso ci faceva osservare soltanto lui, perdendoci il resto del gioco.

Boranga soprattutto ai tempi del Cesena è stato uno dei primi calciatori attivi nella raccolta di fondi per ospedali e cause benefiche, situazione oggi inflazionata al punto che ad ogni partita c’è una qualche associazione (a volte dalla gestione non specchiata) che chiede soldi e attenzione. Boranga a nome dell’Associazione calciatori fu molto attivo anche nel chiedere visite mediche più approfondite, dopo la morte di Renato Curi, visite che ancora negli anni Settanta si riducevano all’idoneità a inizio stagione. L’eclettismo di Boranga si è manifestato anche come scrittore, politico (comunista da giovane, più tendenza Berlinguer che tendenza Sollier, leghista in età più avanzata), ovviamente medico (molto apprezzato nel mondo della boxe, ha seguito gente come Kalambay e Parisi), addirittura anche calciatore (uno dei suoi rientri, a 50 anni in una piccola squadra umbra, il Bastardo, avvenne come centrocampista di interdizione), purtroppo imprenditore (fu tra i colpevoli del fallimento del suo Foligno, nel 1986), lanciatore del peso, nuotatore master e chissà cos’altro dimentichiamo. È stato un buonissimo portiere in un’epoca in cui l’Italia era piena di ottimi portieri e anche di fenomeni alla Zoff, quindi con le porte delle grandi sempre sbarrate. Di sicuro un uomo intelligente, che non ha mai perso se stesso ed ha sempre evitato di ‘fare’ Boranga anche quando sarebbe stato conveniente.