Calcio

Campionati finiti troppo presto

© Bongarts/Getty Images

Dal Manchester City al Celtic, passando per Bayern Monaco, PSG, Club Brugge e PSV, in quasi tutta l'Europa che conta i titoli sono di fatto già stati assegnati e si salvano soltanto Italia, Portogallo, Turchia e Russia. Forse non abbstanza per invocare i playoff, ma per introdurre qualche correttivo senz'altro sì...

Il Napoli comincia a dare qualche segno di cedimento, ma la lotta per lo scudetto rimane comunque aperta. Non si può dire altrettanto per l’Europa che conta e etutto sommato nemmeno per quella che non conta. In Premier League a 8 giornate dalla fine (9 per la capolista, che gioca stasera con lo Stoke City) il Manchester City ha 13 punti di vantaggio sullo United di Mourinho, nella Liga a 10 dalla fine il Barcellona gestisce tranquillo il più 8 sull’Atletico Madrid (e addirittura più 15 sul Real), in Bundesliga a 8 dalla fine, qui ricordiamo che le squadre sono 18, il Bayern Monaco ha un imbarazzante più 20 sullo Schalke 04 e nella Ligue 1, a 9 turni dal termine, il PSG ha un più 14 sul Monaco che gli consentirebbe di vincere il titolo anche schierando le riserve. Discorsi già chiusi anche in Belgio (Club Brugge), Olanda (PSV Eindhoven) e Austria (Salisburgo), Scozia (Celtic) e Svizzera (Young Boys), mentre fra i campionati di livello decente qualcosa da dire oltre alla serie A (i bookmaker danno lo scudetto della Juventus a 1,30) hanno ancora la Russia, il Portogallo e la Turchia.

In sostanza, con un quarto di stagione ancora da giocare il verdetto più importante è già stato assegnato quasi dappertutto e questo nel mondo e nel calcio del 2018 è un grosso problema. Che potrebbe essere facilmente risolto con un sistema di playoff che non metta in palio soltanto premi minori (come in Eredivisie, dove un posto in Europa League viene alla fine conteso fra la quattro squadre dalla quarta alla settima in classifica) ma quello più grosso, in modo da tenere viva l’attenzione di tutti fino alla fine. Sarebbe fra l’altro un ottimo modo per evitare polemiche e sospetti di ‘scansamenti’, visto che per diventare campioni bisognerebbe battere obbligatoriamente chi lotta per lo stesso obbiettivo e non squadre demotivate. Non è un problema europeo, perché in tutti grandi sport di squadra anche da noi i playoff ci sono da decenni, ma fondamentalmente un problema del calcio europeo. Come si si avesse paura di mettere in scena partite ad altissima tensione, invece di diluire la tensione stessa lungo tutta la stagione.

Non c’è un bene e un male, come quasi sempre avviene, perché i playoff hanno anche tanti lati negativi  e spesso rendono ridicoli certi finali di stagione regolare quando una squadra è già qualificata e si gestisce per non finire nella parte ‘sbagliata’ di tabellone. Per non parlare del possibile calo di pubblico durante i mesi che precedono il gran finale, visto che meno di altri sport il calcio si presta a situazioni da esibizione: senza in palio qualcosa di concreto il 99,9% delle partite sarebbe inguardabile. Alla fine basterebbe motivare di più, con soldi o altro, i troppi club senza ambizioni ma al tempo stesso sicuri di non retrocedere.