Calcio

Il progetto Paris Saint-Germain

© Getty Images

Ancora una volta la Champions League della squadra francese a proprietà qatariota è stata amarissima, in rapporto ai soldi investiti. Ma il progetto continua, anche perché non riguarda soltanto il calcio...

Non era imprevedibile l’eliminazione del Paris Saint-Germain per mano del Real Madrid, dopo il risultato dell’andata e l’operazione di Neymar. Ma ha fatto lo stesso piacere a tanti addetti ai lavori e a tantissimi appassionati di calcio europei, ben al di là del normale e perfino auspicabile tifo contro i grandi club. Non è soltanto una questione finanziaria: sì, nell’estate 2015 il PSG ha preso in giro l’UEFA con il finto prestito di Mbappé e il diritto di riscatto fissato a 180 milioni di euro tutto compreso in caso di salvezza (!) della squadra, ma non è certo l’unica realtà della storia e del presente ad avere drogato il mercato con valutazioni incredibili. Non è soltanto una questione sportiva, perché con i detentori del trofeo ci sta di perdere, siamo ben lontani dal suicidio dell’anno scorso contro il Barcellona (4-0 all’andata e 1-6 il ritorno con gli ultimi tre gol, di cui due dell'allora blaugrana Neymar, segnati dopo l’88’), e perché mai da quando ci sono i soldi del Qatar la squadra è andata oltre i quarti di finale.

La questione è terribilmente politica. Come per gli sceicchi del Manchester City (formalmente l’Abu Dhabi United Group), che hanno riversato nel club soldi infiniti ma molti di più ne hanno messi nel settore immobiliare di Manchester, concludendo un accordo che di fatto gli permetterà di costruire una vera e propria città nella città. Se a questo aggiungiamo che l’ADUG finanzia molte attività educative, il tris intrattenimento-casa-scuola dice tutto su un modello di civiltà (si fa per dire) che vuole invaderne o come minimo condizionarne un’altra. Per il Paris Saint-Germain lo schema è ancora più chiaro: lo stato del Qatar ha messo le mani nel 2011 sul club attraverso la QSI ed è attivissimo nel settore immobiliare a Parigi e dintorni, investendo su palazzi di lusso (notizie che vanno sui giornali) ma anche in periferie degradate e con grandi percentuale di popolazione musulmana. Insomma, se non è un disegno poco ci manca. Il tutto suggellato dall’operazione Qatar 2022, fortemente spinta dall’allora (2010) presidente francese Sarkozy e che è stata la rovina politica di Michel Platini, come perfidamente osservato da Blatter che quel Mondiale lo avrebbe assegnato agli USA. 

Tornando al PSG, citiamo le sette riserve in panchina nel ritorno contro il Real: Trapp, Kimpembe, Meunier, Diarra, Lo Celso, Draxler e Pastore. Tutti insieme valgono almeno 120 milioni di euro, tenendo conto anche dei deprezzamenti (Pastore vale la metà di quanto fruttò a Zamparini, per esempio), cioè più di quanto il PSG incasserebbe in caso di vittoria in Champions League. È un calcio che ha perso ogni legame con la realtà sportiva, perché del PSG al di fuori della Francia continua ad importare poco e solo Neymar l’ha messo sulla mappa del merchandising che conta. Il legame con la realtà politica è invece molto chiaro, per questo chi ha ancora un minimo di affetto per l’Europa vede con simpatia i loro fallimenti. Troppo debole l'avversaria del City a questo giro, dai quarti si farà sul serio.