Calcio

L'ultima Intercontinentale con andata e ritorno

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Il 2 marzo del 1980 l'Olimpia Assuncion conquistò una delle più svalutate edizioni di sempre di una coppa che per molti grandi club europei, Italia esclusa, valeva come un'amichevole.

Molti rimpiangono la vecchia Coppa Intercontinentale, fondamentalmente per il gusto di affermare che in passato era tutto meglio: a volte l’età fa questi scherzi. Si trattava in realtà di un trofeo a cui in Sudamerica si teneva molto, soprattutto negli anni Sessanta: chi arrivava a giocarselo ci metteva il sangue (e non era solo una metafora, anche se poi il sangue era spesso quello degli avversari), mentre in Europa quasi tutti i club vincitori della Coppa dei Campioni la vedevano come una seccatura e trovavano spesso scuse per defilarsi. Soltanto in Italia, e soltanto quando le nostre squadre la vincevano (tre volte il Milan, due Inter e Juventus), questa amichevole, secondo la definizione che le diede Stanley Rous, che non era un passante ma il presidente della FIFA (dal 1961 fino al 1974), si trasformava in Coppa del Mondo per club.

Una delle edizioni più svalutate fu quella di 38 anni fa, ne parliamo soltanto perché il trofeo fu assegnato con mesi di ritardo, visto che la finale di ritorno fra Olimpia Asuncion e Malmö fu disputata il 2 marzo. In realtà la squadra europea qualificata era il Nottingham Forest di Brian Clough, vincitore della Coppa dei Campioni della stagione prima e che l’avrebbe addirittura rivinta in quel 1980, ma gli inglesi fra i mille impegni del loro calcio e il disinteresse per l’Intercontinentale rinunciarono. Senza timore di incorrere in squalifiche visto che l’Intercontinentale era una sfida riconosciuta dalla FIFA, ma non della FIFA o delle federazioni ad essa iscritte. Per l’Europa partecipò così il Malmö, che aveva perso la finale di Coppa dei Campioni proprio contro il Forest in una delle più brutte finali mai viste (gol vittoria di Trevor Francis), anche perché gli svedesi avevano mezza squadra fuori per infortunio.

L’andata si giocò nel 1979, il 18 novembre in uno stadio del Malmö quasi deserto, con i paraguayani che vinsero 1-0 con un gol di Evaristo Isasi, grande dribblatore che sarebbe stato anche nella rosa paraguayana del Mondiale 1986. La squadra tutta svedese guidata da Bob Houghton, una specie di Hodgson diventato famoso prima di Hodgson (i due fra l’altro si conoscono benissimo e sono stati sia colleghi sia avversari), era già entrata nella storia con la sua Coppa Campioni dell’anno prima e perse senza problemi. Dopo interminabili discussioni sulla data del ritorno si trovò un accordo per giocarla tre mesi e mezzo dopo: ad Asuncion i padroni di casa non ebbero problemi, 3-1 e coppa alzata. Fu l’ultima edizione con partite di andata e ritorno, dall’anno dopo si sarebbe disputata in partita unica a Tokyo. In campo c’erano diversi giocatori di culto, fra i quali un giovanissimo Robert Prytz, che sul finire degli anni Ottanta avremmo visto nell’Atalanta e nel Verona, mentre in panchina al ritorno l’allenatore dell’Olimpia era cambiato ed era diventato Luis Cubilla, che in uno dei suoi vari ritorni su questa panchina si sarebbe giocato un’Intercontinentale, perdendola, anche con il Milan di Sacchi.