Calcio

La piccola Olanda di Koeman

© Getty Images

Sulla panchina della nazionale arancione, reduce dai fallimenti europei e mondiali, siederà l'allenatore da poco esonerato dall'Everton. Che avrà a disposizione una generazione discreta, ma non all'altezza della storia...

Oltre all’Italia c’è soltanto un’altra grande nazionale che ha fallito la qualificazione a Russia 2018 ed è ovviamente l’Olanda. Non più di Dick Advocaat, visto che la KNVB ha appena affidato la panchina arancione a Ronald Koeman dopo le dimissioni di Advocaat, già accasatosi allo Sparta Rotterdam. Le ultime notizie da allenatore riguardanti l’ex colonna, in campo, del PSV di Hiddink e del Barcellona di Cruijff risalivano ad ottobre, quando fu esonerato dall’Everton, scontento sia dei risultati sia del costosissimo mercato estivo: Sigurdsson, Tosun, Klaassen, Pickford, Keane, Ramirez, Onyekuro ed altri. Un festival di mezze figure solo parzialmente finanziato dalla cessione di Lukaku al Manchester United.

Ancora più del futuro allenatore dell’Italia, Koeman avrà gioco facile nel sembrare un genio visto che l’Olanda dopo il terzo posto al Mondiale 2014 è riuscita nell’impresa di non qualificarsi né per Euro 2016 (con Hiddink in panchina) né per questo Mondiale (qualificazione già compromessa con Blind, Advocaat ha poche colpe), superata nel girone dalla Francia e da una Svezia modesta finché si vuole ma che comunque ha conquistato sul campo, di pura organizzazione, il suo posto in Paradiso.

A quasi 55 anni Koeman ha quindi la grande occasione della vita, perché in tante realtà ha fatto bene però mai ha avuto in mano una squadra con ambizioni da Champions League o di vittoria in uno dei grandi campionati europei. Ha vinto all’Ajax (anche con Ibrahimovic) e al PSV, non ci è riuscito con il Feyenoord (primo nella storia a guidare tutte e tre le grandi olandesi), è piaciuto nei suoi inizi al Vitesse, poi al Benfica, al Southampton e nel primo anno all’Everton, ha relativamente fallito al Valencia (esonerato 5 giorni dopo il trionfo in Copa del Rey) e all’AZ. Ha usato un po’ tutti i moduli, anche se il vero problema in questo ciclo olandese è che non c’è un solo giocatore in grado di trascinare gli altri, visto che dopo la partita con la Svezia Robben ha lasciato la nazionale, che Sneijder ha 33 anni e gioca in Qatar, che De Vrij, Nan Dijk, Blind figlio, Strootman, Van Ginkel, Klaassen e Wijnaldum sono buona classe media, in grado di qualificarsi per un Europeo, ma niente che emozioni. Un campione forse lo diventerà De Ligt, ma per adesso ha 18 anni.

Come si vede dai nomi, tutti difensori oppure centrocampisti di non grande creatività (a parte Klaassen, che peraltro all’Everton nel dopo Koeman è letteralmente scomparso). Negli ultimi anni, a parte Depay e in misura minore Janssen, l’Olanda non ha infatti prodotto nulla di buono in attacco ed attende con ansia la crescita dei vari Justin Kluivert (Ajax, figlio di Patrick), Bergwijn e Ramselaar, considerando ormai ex giovani i Castaignos della situazione. In altre parole, qualificarsi alle grandi competizioni è il minimo sindacale, ma nessuna altra grande generazione è all’orizzonte. E se titolare dell’Ajax è il quasi trentacinquenne Huntelaar ci sarà un perché.