Calcio

Napoli, i limiti della rosa e quelli di Sarri

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Il calo della squadra partenopea è figlio di un calo fisico e dell'infortunio di Ghoulam, ma anche di scelte estive fatte dall'allenatore e avallate dal presidente. O viceversa, è lo stesso...

Poco più di due mesi, non due anni, fa il Napoli di Sarri con la media di 3,75 gol a partita aveva dal punto di vista statistico il miglior attacco d’Europa e non si trovavano più gli aggettivi per esaltarlo. Dopo la sconfitta con la Juventus, l’eliminazione dalla Champions e lo 0-0 con la Fiorentina, di sicuro la peggior partita (in particolare nel primo tempo) giocata quest’anno al San Paolo, adesso sembra che Sarri abbia a disposizione dei dilettanti e la stagione sia da buttare, nonostante lo scudetto sia a un solo punto di distanza. In campionato Insigne non la mette dalla partita con il Milan del 18 novembre, Mertens e Callejon addirittura da quella con il Sassuolo di fine ottobre: con questi numeri spiegare il rallentamento della marcia del Napoli è quasi banale, quasi come analizzare la rosa a disposizione di Sarri. Il quale ultimamente si sta lamentando di tutto, dal calendario al clima, ma non dell’operato di De Laurentiis. Non lo può fare, perché nel caso dovrebbe in parte prendersela anche con sé stesso.

Certo nessuno poteva prevedere la rottura del crociato di Milik, ma non si capisce come mai si possa parlare di prestito al Chievo a gennaio quando gli altri giocatori offensivi a disposizione sono il fumoso Ounas, ancora da inquadrare, e il declinante Giaccherini, praticamente mai in campo in questa stagione. Con tutto il rispetto per Zielinski, bravo in mezzo al campo ma che come esterno d'attacco è un ripiego. Non esiste alcuna logica sportiva, per i prestiti con obbligo di riscatto (quindi cessioni) di Zapata alla Sampdoria e di Pavoletti al Cagliari: in nessuno dei due casi stiamo parlando di Cristiano Ronaldo, ma di sicuro di giocatori che potrebbero stare dignitosamente in panchina anche nella Juventus. Insomma, per una squadra impegnata anche in Europa non è soltanto senno di poi. Gli allenatori sono importanti, ma non è che Sarri possa segnare da solo o dominare la fascia sinistra come faceva Ghoulam: la stagione del Napoli ha cambiato verso nel momento stesso in cui l’algerino si è fetto male alla mezz’ora della partita contro il Manchester City, il primo novembre al San Paolo: da lì in poi, al di là della rimonta e della vittoria degli uomini di Guardiola, è stato un calando continuo, con la fiammata contro lo Shakhtar resa inutile dai risultati dell’ultima giornata ma soprattutto dalla sufficienza con cui Sarri ha affrontato l’inizio del girone di Champions.

A tutti i giornalisti fa piacere credere che il calcio sia una scienza, perché si sentono emotivamente (e fisicamente…) più vicini agli allenatori che ai giocatori, però in campo anche nel 2017 continuano ad andarci i giocatori. Fatichiamo a credere che De Laurentiis abbia sabotato il suo allenatore per una trentina di milioni (mettiamoci dentro anche Strinic) di euro che poi sono quasi il danno per l'uscita prematura dalla Champions, è anzi probabile che lo abbia assecondato ben contento di non svenarsi. Sarri, come Spalletti e altri allenatori, lavora meglio con una rosa limitata e dalle gerarchie chiare: strategia che paga dividendi solo quando rimangono tutti sani. Nessuno pensava di alzare la Champions e quindi nulla è perduto, due della classe media che si può acquistare a gennaio saranno sufficienti. Però questo calo non è colpa dei poteri forti: anzi, potremmo dire che è colpa di poteri deboli.