Calcio

Il penultimo finto Mondiale per club

Negli Emirati Arabi comincia il torneo a sette squadre che vede il Real Madrid come grande favorito, davanti a Gremio e Pachuca. Ma dal 2021 ci sarà una vera svolta...

Quella che inizia oggi, con la partita fra Auckland City e Al Jazira, è probabilmente la penultima edizione della Coppa del Mondo per club con questo discutibile format, che con vari aggiustamenti dura dal 2005 (da non dimenticare l’edizione del 2000, quando ancora comunque c’era l’Intercontinentale). Si ritorna negli Emirati Arabi dopo sette anni, dall’edizione che l’Inter ai tempi allenata da Benitez vinse battendo in finale il Mazembe, e nel sostanziale disinteresse del resto del pianeta (tifosi delle sette squadre coinvolte a parte) ci si trascinerà verso la finale fra Real Madrid e una fra Gremio e Pachuca. Le sorprese sono ovviamente sempre possibili, perché in 13 edizioni per tre volte è arrivata in finale una squadra al di fuori di Europa e Sudamerica: è stato così con i congolesi del Mazembe, i marocchini del Raja Casablanca e l’anno scorso con il Kashima Antlers, che davanti al pubblico di casa ha fatto soffrire fino ai tempi supplementari Cristiano Ronaldo e compagni, sfiorando una storica impresa.

Ma più del presente è interessante il futuro delineato da Gianni Infantino, che ha ripreso una vecchia idea di Blatter ma la presenterà senza spaventare le UEFA e la sua Champions League. Niente di ufficiale, ma anche niente di segreto visto che il format della nuova competizione è già stato valutato da sponsor ed esperti di diritti televisivi. Dopo l’edizione del 2018, ancora negli Emirati Arabi e ancora con sette squadre, ci si prenderanno tre anni di stop per ripartire nel 2021. 24 squadre, di cui la metà europee e qualificate in base al rendimento delle ultime quattro stagioni in Champions e gironi ancora da definire (quattro da sei squadre o otto da tre?) ma con lo scopo di arrivare ai quarti di finale schierando il meglio del mondo.

Facile prevedere un dominio europeo, ma le cose davvero interessanti sono due: la cadenza, quadriennale e non più annuale, in modo da non inflazionare il prodotto (che poi è il segreto di un Mondiale o di un’Olimpiade), e il periodo della prima edizione, che ancora non è stato scelto. Giocare in dicembre una competizione inevitabilmente lunga, visto che come minimo la squadra vincitrice dovrebbe disputare cinque partite, metterebbe subito l’Europa contro la FIFA. Giocare in giugno significherebbe invece distruggere la già traballante Confederations Cup, che di sicuro non si giocherà in Qatar a meno di non spostarla in dicembre (ma Infantino è contrario) come il Mondiale del 2022.  Certo è che la FIFA vuole per la prima volta mettere seriamente il suo cappello sul calcio di club, dopo la pur gloriosa era dell’Intercontinentale (che la FIFA riconosceva, ma non organizzava) e questi ultimi anni di tran tran sperando che alla fine alzasse la coppa un calciatore da copertina.

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