Calcio

L'ultimo record di Lev Jascin

Il manifesto ufficiale di Russia 2018 ha l'immagine di quello che è considerato il miglior portiere di tutti i tempi. Prima volta di un giocatore, in ventuno edizioni...

Il manifesto ufficiale della Coppa del Mondo 2018 è stato finalmente mostrato al pubblico e la sorpresa è che nell’opera di Igor Gurovich ci sia un calciatore vero: l’uomo raffigurato altri non è che Lev Jascin, protagonista di tre Mondiali (mentre nel 1970 fu solo riserva) con la maglia dell’Unione Sovietica, campione europeo ed olimpico, e a tutt’oggi unico portiere ad avere mai vinto il Pallone d’Oro, nel 1963. Una scelta logica ma anche imposta dall’alto, come il presidente del comitato organizzatore Vitaly Mutko (proprio l’ex ministro dello sport coinvolto nel caso dell’antidoping di stato tarocco) ha fatto tra le righe capire. La nazionale russa attuale è penosa e soltanto un sorteggio fortunato potrebbe darle qualche chance di passare agli ottavi di finale, così ci si aggrappa al passato, cosa che pericolosamente inizia ad accadere anche da noi. Gurovich, che essendo cinquantenne ha fatto in tempo a respirare una certa aria, ha spiegato che il manifesto si ispira al Costruttivismo sovietico: quindi in sostanza all’arte degli anni Venti, anche se il movimento che rifiutava l’arte fine a sé stessa, puntando sempre su un messaggio politico-sociale, era nato quando al potere c’erano ancora i Romanov. Certo è che in nessuno dei venti Mondiali finora giocati un calciatore specifico era stato messo come simbolo della manifestazione. In due casi, per Uruguay 1930 e Svizzera 1954, era stato usato un portiere stilizzato, in altri quattro (Italia 1934, Germania 1974, Argentina 1978 e Usa 1994) un calciatore anonimo, anche se per il 1978 qualcuno ha voluto vederci Ardiles che abbracciava Luque, per il resto si è sempre giocato sul banale mondo che è come una palla o viceversa, con due guizzi: lo stadio-Colosseo di Italia ’90 e soprattutto il manifesto surrealista di Mirò per Spagna 1982. Insomma, un altro record per Jascin ma per la Russia forse una caduta di stile visto che nessuno prima aveva osato mettere un campione di casa, sia pure del passato e internazionalmente condiviso, come simbolo del torneo di tutti.

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