Calcio

L'addio azzurro di Cabrini

©  Getty Images

Trent'anni fa alla vigilia della sfida europea con la Svezia il campione del mondo 1982 comunicò a Vicini la sua decisione. E fu subito chiamato Maldini...

Trent'anni fa, il 9 novembre del 1987, Antonio Cabrini con una telefonata a Vicini chiudeva la sua carriera con la maglia azzurra a soli 30 anni: sarebbe andato avanti a giocare altre quattro stagioni, le ultime due nel Bologna, declinando come era logico declinasse un giocatore della sua strapotenza atletica. Una scelta che fece scalpore, perché non erano ancora i tempi in cui ci si poteva chiamare fuori dalla causa azzurra: magari si faceva in modo di non farsi convocare (era stato così per Facchetti in Argentina, ad esempio), ma di certo nessuno aveva prima di lui mai annunciato l'addio all'Italia con un comunicato all'Ansa. La sua storia in Nazionale, durata 73 partite (9 i gol fatti e molti di più quelli sfiorati, per quello che ufficialmente era un difensore), era iniziata direttamente in un Mondiale, nel 1978 contro la Francia a Mar del Plata, togliendo il posto ad Aldo Maldera, così come Paolo Rossi all'ultimo momento lo aveva fatto con Graziani: ma se Rossi era il capocannoniere della serie A, Cabrini nella Juventus nemmeno era titolare fisso (Trapattoni gli preferiva Cuccureddu, peraltro anche lui in Argentina) e quindi il suo lancio internazionale può essere inserito fra i tanti meriti di Bearzot. Da quel 2 giugno 1978 Cabrini non uscì più per 9 anni, se non per rari infortuni, con la carriera che tutti ricordano e la gemma del Mondiale 1982. La concorrenza non gli mancava: il già citato Maldera, altro terzino d'attacco, ma anche Oriali prima che diventasse centrocampista, Nela, Marangon...

Nel 1986 dopo l'arrivo sulla panchina azzurra di Vicini fu uno tra i pochi vecchi a rimanere, ma all'orizzonte si stava già profilando la sagoma di Paolo Maldini. E proprio il difensore del Milan, quel 9 novembre, fu levato di peso dal ritiro dell'Under 21 allenata da suo padre per essere mandato a Soccavo in vista della sfida europea con la Svezia (18 soli convocati, bei tempi). Curiosamente ma non troppo, vista l'antipatia mal nascosta fra Vicini e Cesare Maldini (che nel 1986 sognava di succedere a Bearzot), il padre di Paolo prese molto male questa promozione del figlio che lo privava di un elemento importante e senza sostituti. E nemmeno Bearzot, promoss-rimosso nel vago ruolo di responsabile delle nazionali, non riuscì a ricucire (il suo cuore batteva comunque più per Cesare). La sensazione dell'epoca fu quella di un Cabrini che si sentiva quasi sopportato da un nucleo base della Nazionale che non era più il suo e che aveva quindi voluto salutare lui prima che qualcuno ne invocasse il pensionamento. Di certo Vicini, sorpreso per questa scelta, aveva con lui un grandissimo rapporto fin dai tempi delle nazionali giovanili e avrebbe continuato a chiamarlo anche se era vicina l'esplosione definitiva di Maldini. Che 15 anni dopo avrebbe fatto al Trapattoni c.t. un discorso molto simile. Per la cronaca, in quell'Italia-Svezia al posto di Cabrini giocò Francini.

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