Calcio

La papera di Hellström

Nella sua prima partita al Mondiale messicano del 1970 l'Italia di Valcareggi fece tantissima fatica, passando soltanto grazie a Domenghini e al portiere avversario...

Il secondo incrocio mondiale fra Italia-Svezia risale al 1970, quando in Messico le due nazionali si trovarono in un girone che comprendeva anche Uruguay e Israele. Il pomeriggio del 3 giugno a Toluca si vide una partita abbastanza brutta, con gli azzurri ancora in versione pre-staffetta Mazzola-Rivera: Albertosi in porta, Cera libero, Burgnich e Niccolai difensori-difensori, Domenghini sulla fascia destra, Facchetti su quella sinistra, Bertini e De Sisti a centrocampo con Mazzola in posizione più avanzata, Boninsegna e Riva di punta. Con il linguaggio di oggi si potrebbe parlare di 3-4-1-2 senza offendere nessuno. La Svezia fu schierata invece da Bergmark (che da difensore era stato in campo nella finale del 1958 contro il Brasile di Pelé e Garrincha) con una sorta di 4-4-2: buona squadra, con una stella come Ove Kindvall fresco vincitore della Coppa del Campioni con il Feyenoord di Happel e un dubbio in porta: l'esperto Larsson o l'emergente Ronnie Hellström? Si puntò sul ventunenne dell'Hammarby. Quasi superfluo ricordare che la vigilia azzurra fu segnata dalla consueta discussione Rivera sì-Rivera no, con la decisione di Valcareggi (e/o dei dirigenti federali, primo fra tutti Walter Mandelli) di collocare in panchina il Pallone d'Oro in carica (!) insieme a Zoff, Rosato, Juliano e Gori. Notazione non scontata, perché Messico 1970 fu il primo mondiale con le sostituzioni (due) possibili. Dopo 10 minuti il gol decisivo, nato da un calcio d'angolo. Batté Domenghini, corto per Facchetti che restituì al tornante-ala destra del Cagliari campione d'Italia. Domenghini dalla sinistra si accentrò e lasciò partire un destro non irresistibile, che però passò sotto la pancia di Hellström. Da lì in poi tante botte a Riva e una notevole pressione svedese, senza grosse occasioni: l'Italia mostrò tutti i problemi che si sarebbero visti negli 0-0 contro Uruguay e soprattutto Israele. Un Mondiale dove i tanti campioni azzurri avrebbero giocato quasi tutti sotto il loro standard, pur arrivando ad un passo dalla gloria eterna e dal tenersi la Coppa Rimet.