Calcio

L'ottanta per cento di Galliani

Ma quanti sono i tifosi di calcio in Italia? La rottura fra grandi e piccoli club di serie A sulla ripartizione delle entrate televisive future, con l'abbandono dell'assemblea di Lega da parte dei delegati di Juventus, Napoli, Roma, Inter, Milan e Fiorentina (le modifiche strutturali degli accordi devono passare con 15 voti su 20, quindi...), riporta alla ribalta un argomento a proposito del quale si fanno spesso cifre in libertà, nonostante il tifo calcistico sia fra le poche cose chiare e indiscutibili della vita. Non è un discorso da bar, perché la ripartizione del 25% dei soldi delle tivù dipende proprio dal bacino di utenza, qualsiasi cosa voglia dire. E non è un caso che i dati in materia non siano mai stati resi ufficiali dalla Lega, nonostante i sondaggi siano stati commissionati ad aziende serie ed un quarto dei soldi, in definitiva, venga spartito sulla base di questi sondaggi. Un mistero nel mistero, perché i presidenti questi dati li conoscono (infatti i numeri che faremo sono la media di notizie date dai dirigenti delle singole società e di sondaggi extra-Lega) ma il popolo, per definizione bue, non deve sapere. Partiamo dalla frase di Adriano Galliani: "Le sei squadre che hanno deciso di andarsene rappresentano l'80% dei tifosi". In numeri assoluti, la Lega ritiene che il calcio di serie A interessi a quasi 38 milioni di italiani e qui già qualcosa non torna, perché nemmeno Italia-Brasile finale dei Mondiali raccoglierebbe una audience simile (e nemmeno contiamo i tifosi di categorie minori). Ma quello che ci interessa sono le percentuali. Come indica il senso comune, il club con più tifosi in percentuale sul totale di tifosi di squadre di serie A è la Juventus (da un minimo di 21 a un massimo di 24,2, a seconda della versioni) seguita da Inter e Milan praticamente appaiate (minimo 15 e massimo 18 circa, per entrambe), Napoli (intorno al 10), Roma (7 di media) e Fiorentina (2,5). Sommando i valori massimi si nota quindi che il numero dato dall'amministratore delegato del Milan non è sparato a caso. Degno di nota è anche il cosiddetto 'interesse' riscosso da una squadra. In altre parole, i grandi club non hanno soltanto tifosi pro ma anche tantissimi tifosi contro. Quasi nessuno ha in antipatia il Palermo o il Chievo, in molti detestano Juventus, Inter e Napoli e le guardano solo per vederle perdere. In questo senso è interessante un sondaggio dell'Osservatorio Demos, di qualche mese fa, che mette insieme tifosi e simpatizzanti: qui la Juventus non vince, ma stravince con il 34%, le milanesi sono al 14% ciascuna con il Napoli al 13 e la Roma al 7. Siamo quindi ben oltre l'80% gallianiano, con la curiosità che la Juventus è antipatica al 51% di chi segue il calcio (quindi di fatto quasi chiunque non sia juventino), l'Inter è buona seconda con il 23 e il Milan terzo con 11, come a dire che lo juventino medio vede come rivale l'Inter più del Milan. Numeri interessanti giornalisticamente, un po' meno commercialmente: il tifoso acquista e spende, il simpatizzante e l'antipatizzante no. Ma il punto della questione è un altro: poniamo anche che 6 club valgano come tifosi il quadruplo di tutti gli altri 14 messi insieme, come suggeriscono sia i sondaggi sia i commenti agli articoli sul web. Facciamo un campionato a sei squadre? O proseguiamo con questa farsa a venti tenendo i valori così distanti fra le prime e le ultime? La Premier League e il suo equilibrio (il rapporto fra chi prende più soldi dalle tivù e chi meno non supera l'1,5) vengono citati soltanto quando fa comodo. La facile previsione è che un Leicester City italiano non ci sarà mai.