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Cosa rimarrà di Luis Enrique

Chissà quanto ha influito il 4-0 preso dal PSG nell'andata degli ottavi di Champions, sulla decisione di Luis Enrique di lasciare il Barcellona dopo tre anni di tante vittorie (su tutte la Champions League 2014-15) e di buona gestione di una squadra che ha cambiato per forza pelle dopo gli anni (quattro più uno) di Guardiola e Vilanova. Non che sia peggiorata, come somma di valori individuali assoluti, ma l'addio di Xavi nel 2015, e il lento declino di Mascherano e Iniesta, per parlare solo di uomini chiave, hanno per forza trasformato i blaugrana in una squadra fortissima, dall'attacco stellare, ma per certi versi anche normale. Va ricordato che quando Luis Enrique arriva dal Celta Vigo, nell'estate 2014, il Barcellona è in difficoltà. Il Real Madrid ha appena vinto la Decima (Champions League), i blaugrana hanno appena perso l'occasione di vincere il campionato nella decisiva partita con l'Atletico di Simeone, in più il capitano Puyol si è ritirato e da pochi mesi è cambiato anche il presidente (da Rosell a Bartomeu). A dirla tutta, in pochi sono convinti che Luis Enrique sia meglio del Tata Martino, che ha iniziato a cambiare il gioco della squadra rendendolo più aggressivo e verticale, per sfruttare le accelerazioni di Neymar. Invece Luis Enrique prosegue intelligentemente a trasformare un Barcellona che ha appena acquistato, fra gli altri, Suarez e Rakitic. È un Barcellona meno bello a vedersi, ma che crea molte più occasioni ed è anche vincente almeno ai livelli di quello di Guardiola: al primo anno campionato, Champions e Coppa del Re, al secondo Liga, coppa del mondo per club, supercoppa europea e Coppa del Re, il terzo è questo in cui il Barcellona è primo nella Liga, ha già vinto la supercoppa spagnola, è in finale in Coppa del Re (il 27 maggio contro l'Alaves) e quasi fuori dalla Champions contro un'avversaria contro cui comunque si può uscire. Un ritmo degno delle migliori epoche di questo club, che non gli ha comunque garantito l'esenzione dalle critiche per i motivi più diversi, fra cui spicca quello di usare pochi giocatori provenienti dal settore giovanile del club. Di sicuro dopo il secondo (il primo quello post Roma) anno sabbatico della carriera sarà uno degli allenatori più corteggiati del mondo. Ma cosa rimarrà di Luis Enrique? Il primo a chiederselo è lui, che non è certo il prototipo dell'allenatore-mestierante.