Calcio

La discussa J della Juve, tra novità e ritorno al passato

Una banale J su fondo nero oppure una rivoluzionaria e moderna idea di marketing che manda in soffitta l’idea di scudo per lasciar spazio a un logo? Il primo giorno del nuovo simbolo bianconero ha diviso i tifosi. Alcuni vedono nel nuovo logo un’idea di modernità legata alla tradizione (è comunque l’iniziale del club, ci sono il bianco e il nero, ci sono le strisce e la parte sinistra del logo, se specchiata, forma uno scudetto); altri ci vedono una buona immagine, con la colpa di essere però poco calcistica (insomma, ottima per una marca di profumi o di occhiali, non per una squadra); altri ancora criticano il concetto giudicato troppo minimale, scorgendo un marchietto che ricorda quelli finti di Fifa o Pes (quelli riservati alle squadre prive di diritti d’autore) e non quello di una compagine così celebre e gloriosa come la Juventus. Di certo, il nuovo crest juventino apre una nuova strada, ma in Italia, a onor del vero c’era già il Napoli ad avere come emblema la propria iniziale (e in un certo senso anche l’Inter, ma il discorso è un po’ diverso vista l’evidente stilizzazione delle lettere) e un qualcosa di simile avviene da tempo in Germania: date un’occhiata ad esempio ai loghi di Werder Brema, Wolfsburg, Schalke, Borussia Dortmund, Mönchengladbach, Karlsruher. Non sono neanche stemmi, sono iniziali o acronimi, con l'evidente compito di rimandare subito al club. In ogni caso, la Juventus ha cambiato spesso la sua immagine nel tempo: negli anni Ottanta lo stemma fu archiviato per far posto alla zebra, in linea con le novità di quel decennio che ci offrì anche la lupa stilizzata della Roma o il “biscione” dell’Inter. E fino al 1994-95 la Signora è stata addirittura priva dello stemma sulla maglia. Relativamente recente era anche il logo appena defenestrato, ideato solamente nel 2004, appena tredici anni fa (comunque  un semplice restyling di un marchio storico, non un taglio con il passato). A detta di chi scrive sono severe le critiche sull'essenzialità dello stemma (il minimal è un valore nell'era social, anzi, un bravo grafico deve saper dire molte cose con pochi segni), ma hanno comunque le loro ragioni i puristi, rimasti spiazzati dall'addio del loro stemma tradizionale. Ma a voler essere scrupolosi, a conferma che nulla si crea e ogni cosa viene ciclicamente riproposta scopriamo che anche la “J” sulla maglia è un qualcosa di già visto, sotto la Mole bianconera. Addirittura nella seconda maglia del 1941-42. E voi, come valutate il nuovo logo juventino? Giovanni Del Bianco