Calcio

Mancini-Montella, compagni a Genova, rivali a Milano

La prima di Vincenzo Montella nella massima serie non si scorda mai, e non solo perché equivale al miglior piazzamento del suo triennio sampdoriano. Nella storia blucerchiata l’annata 1996-97 verrà ricordata come l’ultima di Roberto Mancini, il quale decise di trasferirsi sulla sponda biancoceleste del Tevere dopo quindici anni di reti, assist, successi ed emozioni sotto la Lanterna. E di sogni, come quella Coppa dei Campioni sfiorata in una notte londinese di fronte al “Dream Team” blaugrana. E proprio a discapito della futura “Sampd'oro” Silvio Berlusconi ha ottenuto la prima soddisfazione da patron rossonero, quando il 23 maggio ‘87 il Milan del traghettatore Fabio Capello si aggiudicò lo spareggio per l’accesso alla Coppa Uefa. Toccò poi ad Arrigo Sacchi sedere sulla panchina di Milanello: il quale però (proprio) nella stagione 1996-97 non riuscì a risollevare il Diavolo dopo l’esonero di Oscar Washington Tabarez. L’ultima di Franco Baresi, Mauro Tassotti, Roberto Baggio e Christian Panucci. Quella del ritorno nella massima serie (anche) del Bologna; il club rossoblu aveva ingoiato il primo boccone amaro della retrocessione nell’annata 1981-82, quando ai felsinei non bastarono le nove reti del diciassettenne Roberto Mancini L’allenatore era Renzo Ulivieri, colui che nel decennio precedente aveva riportato in A i blucerchiati: il primo tecnico del Mancio alla Sampdoria. Il Bologna che aveva iniziato il campionato con due vittorie consecutive, al terzo appuntamento scivolò sulle scale di casa quando al Dall’Ara (dove avverrà l’esordio di Montella su una panchina di A) si presentò il Milan. L’unico successo in trasferta di Tabarez, esonerato dopo il ko di Piacenza. La prima sconfitta era arrivata la domenica precedente sul campo della Sampdoria, quando la squadra di Eriksson vinse in rimonta e Mancini realizzò la rete decisiva. Roberto andò in gol anche nel match di ritorno: una marcatura statistica, la n°130 “made in Samp” nella massima serie. Al Meazza risultato finale 2-3 e blucerchiati che si confermarono al secondo posto, a due lunghezze dalla Juventus. Ma una serie di alti e bassi lì porto poi al sesto posto finale, l’ultimo per l’accesso all’Eurozona. La prima stagione di Montella a Bogliasco è anche quella migliore dal punto di vista realizzativo: l’Aeroplanino aprì le ali 22 volte, l’ultima propria nella domenica d’addio del Mancio. Il Milan invece non andò oltre un deludente undicesimo posto, mancando per la prima volta la qualificazione alla coppe europee dall’avvento di Silvio Berlusconi. «Fu un errore tornare», ha dichiarato Sacchi in occasione del settantesimo compleanno. Da successore di Capello... a predecessore, considerato che anche “Don Fabio” tornò a Milanello: ma neppure lui riportò il Diavolo in Europa, complice il ko nella finale di ritorno di Coppa Italia, con la Lazio di Erksson e Mancini vittoriosa in rimonta. In campionato si classificò decimo dietro Samp e Bologna, le quali si si contesero l’accesso all’Europa tramite l’Intertoto. A Bogliasco l’annata 1997-98 (eliminazione al primo turno di Coppa Uefa)  è cominciata con César Luis Menotti e terminata con il ritorno di Vujadin Boskov, il tecnico – anche - dello storico scudetto: curiosamente  “El Flaco’’ venne esonerato dopo la sconfitta contro la Lazio. Nella stagione successiva al Mondiale francese proprio il Bologna fermò la corsa blucerchiata verso l’Europa nella semifinale dell’Intertoto: un’annata iniziata male e finita peggio, con il ritorno dopo diciassette anni nel Purgatorio della Serie B. Il Diavolo invece tornò in vetta all’Italia, celebrando il diciassettesimo scudetto in rimonta sulla Lazio. Il 2 maggio ‘99 il Milan di Zaccheroni subì le ultime reti a San Siro proprio dalla Sampdoria, in un match ricco di emozioni (3-2): Montella realizzò il gol del momentaneo 1-1, il cinquantesimo nella massima serie. I rossoneri arginarono l’ostacolo blucerchiato in piena zona Cesarini. «Vincenzo, con un po’ d’attenzione in più io avrei vinto un altro scudetto, e la Samp forse...». «Roberto, ma se il mio primo anno alla Roma si è concluso con il vostro tricolore». E quante altre battute si scambieranno l’Aeroplanino e Mancini prima del fischio d’inizio della stracittadina meneghina. Antonio Capotosto