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Luiz Adriano e la Cina che non si avvicina

Avevamo fatto la promessa di non scrivere per la centesima volta del closing di Mister Bee, al di là delle varie rappresentazioni che ogni tanto vanno in scena (la più recente è la sesta, se non abbiamo contato male) con auto dai vetri oscurati e finte indiscrezioni in managerese, non sappiamo quanto ispirate da un Berlusconi sempre più stanco e con in canna, secondo un fedelissimo della prima ora, un annuncio personale clamoroso: cercheremo di rispettarla fino a quando non ci sarà una vera svolta in un senso o nell'altro. Certo è che la Cina (ormai i presunti investitori dietro a Bee sembrano quasi solo di Pechino, così come le banche garanti) si avvicina all'Europa calcistica che conta, con una manovra a tutto campo che comprende l'entrata in grandi club, diritti televisivi con l'acquisto di Infront da parte di Dalian Wanda, grandi media con la possibile entrata sempre di imprenditori cinesi nel capitale di giornali sportivi italiani e spagnoli. Rimane il fatto che nessun allenatore o calciatore di prima fascia ambisca ad andare in Cina, a meno che non sia a fine carriera o senza offerte concrete: passi per il Giappone che ti dà l'opportunità di andare al Mondiale, ma a uno come Zaccheroni cosa potrà mai importare del Guoan? Si spiega anche così la vicenda Luiz Adriano, tornato a Milanello per il dispiacere di Galliani dopo il quasi contratto con lo Jiangsu che al Milan avrebbe dato 15 milioni di euro e all'attaccante brasiliano 7 netti a stagione. Operazione vantaggiosa per tutti, visto che il Milan lo scorso luglio l'aveva pagato 8 milioni allo Shakhtar e che l'attaccante attualmente guadagna esattamente la metà di quanto avrebbe preso in teoria in Cina. Cosa è successo? Secondo quanto riferisce al Guerino un procuratore abbastanza addentro alle vicende cinesi, lo Jiangsu avrebbe all'ultimo momento provato a cambiare la solita politica cinese di dare un grosso bonus di entrata al giocatore, per evitare di trovarselo demotivato e dopo sei mesi ansioso di tornare in Europa. Ci sono poi le parole dell'interessato, che ha asserito che i cinesi abbiano provato a mettere soltanto una parte della cifra nel contratto principale, con il resto attaccato a contratti di immagine o altro forse non confessabile. Meno credibili le perplessità sulla città: la Nanchino di oggi è una metropoli con mille opportunità, chi si è ambientato a Donetsk non può averne paura. Al di là del caso specifico, troppo spesso gli addetti pensano che cinesi, arabi, americani, ma anche a volte gli inglesi, siano stupidi a cui rifilare i nostri scarti, quando invece le apparenti pazzie sono soltanto investimenti sulla credibilità dei loro campionati. Adesso il Milan si ritrova con sei attaccanti (Bacca, Balotelli, Niang, Menez, l'indesiderato per motivi mai totalmente chiariti El Shaarawy e appunto il brasiliano pentito) e di almeno due si dovrà disfare, ma il caso Luiz Adriano merita la copertina anche perché per una volta un calciatore non ha pensato unicamente ai soldi. Meglio tre milioni e mezzo sicuri dal Milan, in un campionato che nel resto del mondo interessa, che sette incerti in un paese ancora percepito calcisticamente di serie B. Insomma, la vecchia Europa ha ancora qualche carta da giocare. Twitter @StefanoOlivari