Calcio

Perché il Napoli non è Higuain-dipendente

Non è successo niente, solo un incidente di percorso. Insperato, inatteso, inadatto alla vigilia, ma niente che possa in qualche modo intaccare il roseo cammino del Napoli. Provateci voi a perdere dopo più di tre mesi. Mirante si trasforma da supereroe e Reina decide che Bologna è la giusta città per la naturale pausa in vista delle festività natalizie. Tanti errori, soprattutto in difesa, che hanno richiamato immediatamente il paragone con Benitez, inevitabile come quello che accomuna Allegri e Conte a Torino e irreale nelle proporzioni perché basta dare un rapido sguardo alle vecchie partite dell'attuale allenatore del Real Madrid (!) per farsi la giusta idea sull'assetto del reparto. Sarri pecca in un'unica cosa, che poi è anche il versante che maggiormente regala più soddisfazioni in termini di punti. Il voler a tutti i costi, e lo si è visto proprio nella sconfitta del Dall'Ara, cercare Higuain. Non riteniamo il Napoli una squadra subordinata al valore dell'argentino - pur riconoscendo il differente potenziale rispetto ai compagni - perché siamo stati in grado di valutarne la controprova in Europa League: lo spettacolo è mirabile anche senza la presenza del Pipita. Ma quando si è sotto, o comunque in situazioni di evidente difficoltà, sembra quasi che gli azzurri si svestano delle proprie convinzioni fino a qui maturate aggrappandosi al disegno della provvidenza, che si materializza nella persona di Higuain. Il piano, il più delle volte, garantisce il risultato sperato, ma quella che principalmente preoccupa è la percezione che i restanti dieci hanno degli altri nove. Se ti si presentano due opportunità - una in tutta evidenza più facile e l'altra più difficile anche se con Higuain - logica e lavoro vogliono che si imbocchi la prima strada. Detto ciò, chi sceglie l'etichetta "giocatore-dipendente" e in base a cosa? Se vogliamo arrivare fino in fondo, allora, è bene togliere quei punti che Reina ha portato al Napoli - sul campo e in modo lampante all'interno dello spogliatoio -, ma nessuno qui parla della squadra come Reina-dipendente. Il discorso acquista un senso se relazionato al gioco espresso. Il chiaroscurale volto del Milan di inizio stagione ci aiuta un po' a capire meglio il nocciolo della questione. Centrocampo assente, terzini più timidi di un tronista di Uomini e Donne al primo giorno di scuola e il solo Bonaventura - aggiungiamo Bacca fino al mese di novembre - a dare forza all'ennesimo tentativo di rilancio da parte di Mihajlovic. Tre diversi ruoli e a braccetto la parte del protagonista, anche nelle situazioni più infauste. Quanti, di quei 24 punti, sono di SuperJack? Postilla: Higuain è in Italia dall'estate del 2013, ma mai come adesso la città partenopea sembra avere qualcosa di concreto da raggiungere. Fuoriclasse che sfrutta al meglio le occasioni che gli propiziano i compagni, questo è Higuain. @damorirne