Calcio

Torino, i 100 più grandi di sempre

100 Raf Vallone, 99 Enzo Francescoli, 98 Marcos Locatelli, 97 Mario Bo, 96 Alessio Cerci, 95 Alessandro Rosina, 94 Alessandro Bonesso, 93 Fortunato Torrisi, 92 Luis Muller, 91 Giacinto Ellena, 90 Aldo Serena, 89 Roberto Muzzi, 88 Cesare Gallea, 87 Luca Fusi, 86 Heinrich Bachmann, 85 Walter Schachner, 84 Onesto Silano, 83 Silvano Benedetti, 82 Patricio Hernandez, 81 Rolando Bianchi, 80 Antonio Comi, 79 Horst Buhtz, 78 Andrea Silenzi, 77 Cesare Martin II, 76 Vincenzo Bosia, 75 Joseph Baker, 74 Federico Allasio, 73 Roberto Mussi, 72 Gerry Hitchens, 71 Marco Ferrante, 70 Sauro Tomà, 69 Mario Sperone, 68 Luigi Simoni, 67 Francesco Mosso I, 66 Luigi Danova, 65 Fritz Bollinger, 64 Carlo Crippa, 63 Enrico Debernardi, 62 Antonino Asta, 61 Filippo Prato, 60 Enrico Annoni, 59 Rosario Rampanti, 58 Roberto Policano, 57 Rafael Martin Vazquez, 56 Riccardo Carapellese, 55 Giovanni Francini, 54 Giacomo Ferri, 53 Luca Marchegiani, 52 Natalino Fossati, 51 Giorgio Puja, 50 Roberto Mozzini, 49 Nello Santin, 48 Ruggiero Rizzitelli, 47 Giuseppe Virgili, 46 Vincenzo Scifo, 45 Nestor Combin, 44 Giovan Battista Moschino, 43 Abedi Pelé, 42 Fabrizio Poletti, 41 Patrizio Sala, 40 Beniamino Santos, 39 Pasquale Bruno, 38 Vittorio Caporale, 37 Gianluigi Lentini, 36 Angelo Cereser, 35 Denis Law, 34 Danilo Martelli, 33 Walter Casagrande, 32 Enzo Bearzot, 31 Roberto Salvadori, 30 Roberto Cravero, 29 Roberto Rosato, 28 Pietro Ferraris II, 27 Valerio Bacigalupo, 26 Antonio Janni, 25 Mario Rigamonti, 24 Aldo Agroppi, 23 Aldo Ballarin, 22 Lido Vieri, 21 Gino Rossetti, 20 Giuseppe Dossena, 19 Eusebio Castigliano, 18 Giuseppe Grezar, 17 Eraldo Pecci, 16 Franco Ossola, 15 Leo Junior, 14 Julio Libonatti, 13 Luciano Castellini, 12 Romeo Menti, 11 Ezio Loik. 10 Renato ZACCARELLI 18-1-1951 – centrocampista Mezzala elegante, dal rendimento continuo, finisce la carriera da libero a 36 anni, piazzandosi al terzo posto per numero di presenze nel Torino (413 tra campionato e coppe). Il Toro lo acquista appena 15enne dall’Anconitana, si forgia alla scuola del Filadelfia e vive poi positive esperienze in prestito prima in Serie B (a Catania e Novara) e quindi a Verona, dove debutta in Serie A. Nel ’74 rientra alla base con Edmondo Fabbri sulla panchina granata e rimane 13 stagioni all’ombra della Mole. È il numero 10 dello scudetto ed è l’ultimo granata ad aver segnato in un Mondiale (Argentina ’78, il gol del 2-1 alla Francia). 9 Francesco GRAZIANI 16-12-1952 – attaccante Il Torino anticipa la concorrenza nell’estate ’73 prelevandolo dall’Arezzo in B. Bagna con il primo gol in Serie A, a Bologna, il suo 21esimo compleanno. Ne segnerà 122 in granata, di cui 97 in campionato. Con Pulici formerà la straordinaria coppia dei “gemelli del gol” che per otto anni (dal ’73 all’81) detterà legge: il top, 36 centri (21 Pulici, 15 Graziani) nell’anno dello scudetto 1976. Ha il doppio primato come recordman del Toro in Nazionale per presenze (47) e gol (20). Altre 17 gare e 3 reti in azzurro con la Fiorentina. È il prototipo del centravanti moderno: gran tiro, forte di testa, buona tecnica, bravo e generoso nel pressing. 8 Guglielmo GABETTO 24-2-1916 / 4-5-1949 – attaccante Torinese purosangue del popolare quartiere Aurora, per una carriera metà in bianconero e metà in granata, con uno scudetto (da comprimario: nel ’35) vinto nella Juve e i cinque consecutivi conquistati con la maglia del Torino. Centravanti dall’eleganza quasi aristocratica (di qui il soprannome di Barone), ambidestro con l’istinto del funambolo, segna gol belli e impossibili per sbagliarne magari alcuni banali e facili facili. Delizia per i tifosi che lo adorano, croce per la stampa che critica la sua indolenza e per qualche compagno che a volte non ne sopporta l’atteggiamento. È probabilmente il giocatore più estroso del Grande Torino. 7 Claudio SALA 8-9-1947 – attaccante La curva Maratona intona: Dio perdona, Sala no. Per tutti è il Poeta (del gol). In realtà di gol ne segna pochini, ma è il fornitore ufficiale della premiata ditta Pulici&Graziani. Il Toro lo compra dal Napoli nel ’69 dopo una stagione in chiaroscuro, seguita all’esplosione nel Monza. Cambia ruoli e numeri (prima il 10 con Giagnoni, poi il 9 da centravanti arretrato con Fabbri, quindi il definitivo 7 con Radice), ma non cambia il suo gioco: fantasia al potere, ambidestro, gran dribbling, cross al bacio. È il capitano dello scudetto ’76, nell’80 passa al Genoa dove chiude la carriera con una promozione in Serie A e una salvezza. 6 Adolfo BALONCIERI 27-7-1897 / 23-7-1986 – attaccante Nasce ad Alessandria, emigra con la famiglia in Argentina da cui però ritorna presto. Dopo gli esordi in maglia grigia, nel ’25 passa al Toro dove rimane sette anni. Compone con Libonatti e Rossetti un fantastico trio offensivo che vince lo scudetto (revocato) nel ’27 e poi quello del ’28. Mezzala dal fisico esile ma dalla tecnica purissima, agisce da regista offensivo. Cuce il gioco d’attacco, tiene insieme i reparti ed è bravissimo a finalizzare: un centinaio di gol in campionato, 18 in azzurro (secondo miglior granata di sempre dopo Graziani). Una volta smessa l’attività, il Torino attribuisce il nome di Balon Boys a una sezione delle sue leve giovanili. 5 Virgilio MAROSO 26-6-1925 / 4-5-1949 – difensore Campione di modestia e di bravura, la classe applicata al gioco del pallone. Vicentino di Marostica, si trasferisce giovanissimo a Torino con la famiglia, cresce nel vivaio granata e dopo un anno in prestito all’Alessandria torna al Toro. Debutta perdendo un derby, ma avrà modo di riscattarsi. Terzino sinistro completo sotto l’aspetto tecnico, difende con gran senso dell’anticipo e attacca precorrendo i tempi dei fluidificanti alla Facchetti e Cabrini. Ama suonare il pianoforte, correttissimo in campo, è frenato soltanto da qualche malanno muscolare. Infortunato, non sarebbe dovuto partire per la trasferta a Lisbona. Gli fu fatale la voglia di “fare gruppo”. 4 Luigi MERONI 24-2-1943 / 15-10-1967 – attaccante Ala destra talentuosa e genialoide, fuori dal campo è personaggio estroso: disegna abiti, dipinge quadri, vive in una mansarda che sembra l’atelier di un artista. Nasce a Como e in maglia azzurra debutta in B, poi due anni in A nel Genoa prima del passaggio in granata. Arriva al Toro a 21 anni e ne diventa ben presto l’idolo: arriva anche in Nazionale, ma una sera d’autunno - dopo un 4-2 alla Samp - è investito da un’auto (con alla guida il tifoso e futuro presidente granata Tilly Romero) in Corso Re Umberto mentre attraversa la strada con Poletti. La domenica successiva il Toro batte 4-0 la Juve conquistando quel derby che lui non era mai riuscito a vincere. 3 Giorgio FERRINI 18-8-1939 / 8-11-1976 – centrocampista L’uomo dei record, con quella maglia granata indossata ben 566 volte in sedici stagioni. Per tutti, il Capitano. Arriva sedicenne dalla Ponziana, società dilettantistica triestina. Una stagione in prestito al Varese (in C) e poi dal 1959 sempre e solo al Toro. Il primo anno coincide con la prima stagione cadetta del Torino: promozione al primo colpo. Poi tanti campionati da battaglia, maglia numero 8 e fascia bianca al braccio destro. In mezzo al campo lotta e imposta. Nel ’62 gioca i Mondiali e viene espulso nella “corrida” contro il Cile. Smette alla vigilia della stagione-scudetto, entra nello staff di Radice, ma un aneurisma lo porta in cielo a soli 37 anni. 2 Paolo PULICI 27-4-1950 – attaccante Al Toro arriva grazie a... Helenio Herrera, che lo scarta a un provino. Bocciato dall’Inter, Pulici riprova con il Torino: Ussello dà l’ok. Comincia a 17 anni la leggenda granata di Puliciclone: debutta con Mondino Fabbri, segna il primo gol all’Inter a San Siro. Esplode con Giagnoni, raggiunge il top con Radice, vince tre volte la classifica cannonieri ma Valcareggi e Bearzot, pur convocandolo nei 22 per le edizioni ’74 e ’78, gli negano la soddisfazione di giocare titolare in un Mondiale. Nel Toro segna 172 gol, vince lo scudetto ’76 e la Coppa Italia ’71. Chiusasi l’era Pianelli, Moggi lo sbologna all’Udinese. Chiuderà la carriera ad alto livello nella Fiorentina, con il Toro nel cuore. 1 Valentino MAZZOLA 26-1-1919 / 4-5-1949 – centrocampista Il prototipo del giocatore universale. Numero 10 ma non solo. In possesso di un bagaglio tecnico completo: forza, fantasia, carisma, dribbling, tiro e, nonostante un’altezza non eccelsa, colpo di testa. Per aiutare in casa comincia a lavorare giovanissimo ritagliandosi il tempo libero per giocare a pallone, nella sua Cassano d’Adda e poi in squadre dell’hinterland milanese. A 19 anni è assunto all’Alfa Romeo e lì entra nell’organico della squadra aziendale del commendator Sobrino che milita in Serie C. L’anno dopo è già in A con il Venezia e nell’estate ’42, fresco del successo neroverde in Coppa Italia, passa con Loik al Toro grazie al presidente Ferruccio Novo, che brucia sul tempo la Juventus interessata alla coppia di mezzeali. In granata Mazzola vince tutti i 5 scudetti dell’epopea targata Grande Torino, di cui diventa bandiera e capitano segnando 123 gol. Presto il suo valore travalica i confini nazionali: José Altafini, per esempio, in Brasile veniva chiamato “Mazzola” perché ricordava un po’ nel fisico e nelle movenze il grande Valentino. È storia e non leggenda la “carica” che il capitano granata sa dare nelle partite più complicate rimboccandosi le maniche della maglietta ben oltre i gomiti. Anche in Nazionale con Vittorio Pozzo ha la fascia di capitano al braccio, ma in azzurro il rendimento non è pari a quello nel Torino. Ed è proprio in occasione di un’amichevole giocata a Genova contro il Portogallo che promette a Francisco Ferreira del Benfica di andare a giocare a Lisbona la sua partita d’addio: promessa fatale a capitan Valentino e ai suoi compagni del Grande Torino. Il tremendo schianto di Superga alle 17.03 del 4 maggio 1949 – con la squadra di ritorno dal Portogallo - lo consegna a soli trent’anni definitivamente al mito. Che sarebbe poi stato rispolverato dai due figli, entrambi calciatori: discreta la carriera del minore, Ferruccio (classe ’45, scomparso nel 2013), con Lazio e Fiorentina come tappe principali; di prim’ordine (con 70 presenze e 22 gol in Nazionale) quella di Sandro (classe ’42), bandiera dell’Inter anni Sessanta e Settanta e vincitore tra l’altro di 4 scudetti, 2 Coppe dei Campioni, 2 Intercontinentali e dell’Europeo del ’68. Matteo Dotto