Calcio

La partita della Roma e l'allenamento del Barcellona

Ci sono due immagini che raccontano tanto della povera serata giallorossa. Alla metà del primo tempo, Dzeko invita i suoi a salire e a non farsi schiacciare dal gioco del Barcellona. Trenta secondi più tardi il centravanti lavora da ariete, ma il suo colpo di testa non trova l'aggancio arretrato di Florenzi che nel frattempo - ascoltando il consiglio del collega - aveva lasciato la propria posizione. Risultato? Ennesima palla persa, con i nostri protagonisti che tentano di spiegarsi. L'altro momento - parecchio significativo di quello che è, se vogliamo, il movimento giovanile - riguarda gli ultimi due arrivati, espressione che non useremo nella sua accezione negativa, ma solo per far capire che si ha a che fare con due riserve. Sergi Samper da una parte e Salih Uçan dall'altra. La prima palla giocata dal canterano (rimpiazzato Busquets all'inizio della seconda frazione già sul 3-0) lo ha visto impegnarsi quasi a ridosso dell'area di rigore: non la butta via, combatte contro il pressing avversario e con una freddezza che tradisce la sua età la gira al compagno. L'antitesi è il centrocampista turco della Roma - la società pensa ancora di riscattarlo dal Fenerbahçe per 11 milioni - che entra subito in partita azzoppando Neymar e procurando il rigore da cui nascerà la rete del 6-0 da parte di Adriano. Il resto è frenesia di non si sa che cosa, paura di affrontare senza la minima personalità un avversario che è sì di un altro pianeta (insieme al Bayern), ma a tratti perforabile come dimostrato in quelle poche e timide occasioni riservate alla squadra di Garcia. I novanta minuti di smarrimento sono anche testimoniati dalla corsa scriteriata di Manolas, nel corso del secondo tempo, che parte dalla difesa e tenta un'improbabile spedizione punitiva in solitaria, presto fermata sulla trequarti. Il tecnico francese, analizzando - a mente lucida o no, non ci è dato saperlo - l'andamento della gara, dice quello che pensano un po' tutti, cioè che la vittoria era un qualcosa di impossibile. Il problema è che discorsi del genere non aiutano i ragazzi e sono tutt'altro che un incentivo alla consapevolezza dei propri mezzi. Non riteniamo affatto che la Roma sia ai livelli del Barça ma, francamente, prendere sei reti - anche se in trasferta - è un po' troppo. Sedici in cinque partite, peggior difesa della Champions anche dietro a squadre ben più modeste e inchiodate a 0 punti, come il Maccabi Tel Aviv. Per fortuna il discorso qualificazione è ancora aperto, ringraziando il pareggio pomeridiano tra BATE e Bayer, ma il lavoro da fare nel reparto arretrato è troppo dispendioso e sinceramente non è da considerare come un qualcosa da risolvere tra Natale e Santo Stefano. La semplicità del gioco del Barcellona inganna pure il palato più raffinato. Fanno sembrare tutto facile, quando tutto facile non è. Encomiabile la capacità di giocare in orizzontale, in memoria dei vecchi tempi, per poi scoccare dal nulla uno di quei lanci in verticale (che spesso e volentieri hanno origine in difesa) che mettono davanti al portiere Messi, Neymar o Suarez, il che aumenta indifferentemente le percentuali di un ipotetico gol. Dire che questa squadra sia un gradino sopra rispetto a quella di Guardiola è ancora prematuro, bisognerebbe prima far completare il ciclo a Luis Enrique. Ma, per adesso, ritenerla più divertente non dovrebbe equivalere a bestemmia. @damorirne