Calcio

Calcio giovanile e genitori pulcini

Stop, riavvolgere il nastro. Fare il genitore non è un hobby. Sfogare le proprie frustrazioni sui figli, trattati come alter ego in grado di restituire l'immagine ideale che non si è riusciti a raggiungere da giovani, contribuisce al capovolgimento della realtà. È profondamente contro natura oltreché immorale caricare di responsabilità un bambino di dieci anni. L'ultimo episodio di violenza, razzismo e diseducazione arriva dalla provincia di Novara. Una sfida - per quanto possibile a quell'età - tra i pulcini di Torino e Juventus, trasformata in una rissa dall'ignoranza degli adulti. Che il calcio, almeno in ambito professionistico, sia soltanto una questione di rispetto e fair play è ormai una banalità assodata. Siamo i primi a inveire contro l'arbitro o chiunque ci capiti sotto tiro se qualcuno osa mettere in discussione un principio che riteniamo intoccabile. Siamo i primi a difendere - giustamente o no è un giudizio sindacabile - Valentino Rossi, ma non siamo contenti se le nostre orazioni non sono accompagnate da favelle denigratorie nei confronti di Marquez e Lorenzo. Siamo i primi a professare eterno amore alla squadra per la quale facciamo il tifo, ma ci sentiamo incompleti se non lo bilanciamo con la necessaria dose di odio. Tornano alle mente striscioni deplorevoli, inneggianti a tragedie del passato, irrimediabilmente sventolati nella loro totale crudeltà davanti agli occhi di un bambino, che non sa e chiede. Invitiamo la negazione della civiltà - impossibile da estirpare perché va a braccetto con l'uomo - a non presentarsi prima del dovuto. L'inalienabile diritto al divertimento deve fungere da prerogativa a discapito della competizione, i settori giovanili sono centri di formazione che hanno come obiettivo la crescita - non solo atletica - della persona. L'ambizione dell'adulto non può agire da scudo contro il momento dell'aggregazione, il bambino va lasciato libero di giocare, di sbagliare, di farsi un'idea personale su ciò che gli ruota intorno senza dover passare dallo stato d'animo del genitore. @damorirne