Altro

Agnelli alla ricerca di amici

Andrea Agnelli è stato a lungo in silenzio, ma non ci spiegano il perché. Certo parlare di Caceres fuori rosa per un incidente stradale è più comodo... Il presidente della Juventus ha interrotto questa astinenza da dichiarazioni pubbliche con una lettera agli azionisti della società bianconera in vista dell'assemblea che si terrà fra tre settimane. Tanti gli spunti interessanti di politica sportiva, ma soprattutto uno: l'attacco al potere della Infront, advisor della Lega Calcio in materia di diritti televisivi e consulente di tanti club, ritenuto (nostra libera traduzione della lettera di Agnelli) in parte emanazione dell'asse Galliani-Lotito-Mediaset e in parte potere a se stante che condiziona il calcio italiano. Agnelli non ha torto, fra l'altro Pallotta la pensa esattamente come lui mentre il resto dei grandi club sta dall'altra parte della barricata con le motivazioni più disparate. La differenza la faranno quindi i piccoli, quasi tutti sul mercato. E pare che Agnelli li stia convincendo, anche se a presidiare questo territorio gli 'altri' hanno messo il prezioso Preziosi. 2. La battuta di Rudi Garcia, che era soltanto una battuta (bisogna sempre mettere una lucina che lo segnali), fatta durante la presentazione della sponsorizzazione della Roma da parte di Matchpoint, ha suscitato in molti lettori una domanda: può un tesserato scommettere su sport diversi dal calcio? La risposta sembrerebbe essere sì, perché il divieto esplicito riguarda tutti gli incontri ufficiali organizzati in ambito FIFA, UEFA e FIGC. Questo c'è scritto nel Codice di Giustizia Sportiva. Ma le amichevoli sono da considerarsi 'ufficiali'? Sull'ippica citata da Garcia, sul basket, sul tennis o su qualsiasi altro sport nessun divieto esplicito per i calciatori, allenatori e dirigenti del calcio, ma il buon senso dovrebbe consigliare di starne alla larga. Comunque la famosa statistica di Paoloni ("Il 99% dei calciatori scommette") è esagerata, ma non di tanto. Ed il CONI raccomanda caldamente agli atleti di stare lontani dalle scommesse, anche su sport diversi dal loro. E anche se hanno la maglia sponsorizzata da siti di scommesse... per la serie: io non mi drogo, però vi invito a drogarvi. 3. Il mito della Champions League che salverebbe i bilanci è in parte un mito, prima o poi se ne accorgerà anche Thohir. Intanto il consiglio d'amministrazione della Roma ha approvato il bilancio relativo alla stagione 2014-15, che tiene conto di 52,2 milioni dati dall'UEFA per la partecipazione ed il cammino in Champions League o incassati dalla biglietteria per le partite dell'Olimpico. Ecco, il bilancio è in rosso per 41,2 ed è stato peggiore di 2,6 milioni rispetto a quello dell'anno precedente. Altro mito quello dei ricavi, che rispetto alla stagione prima la Roma ha aumentato in maniera eccezionale (più 40,6%, arrivando a 180 milioni). Evitando i tecnicismi, la lettura della situazione è facile: gli ingaggi dei calciatori sono aumentati in maniera più che proporzionale ai ricavi, ma soprattutto l'indotto commerciale e di marketing non ha avuto questi grandi benefici dalla visibilità internazionale della squadra. Come dire: i tifosi sono più o meno sempre quelli, il loro numero cambia soltanto nel lungo periodo. Non è che un tifoso asiatico del Sunderland si metta a comprare la maglietta di  De Rossi se la Roma va bene in Europa, meno che mai un interista o un napoletano. 4. Va detto che nemmeno una serie A ben gestita potrebbe reggere il confronto globale con la Premier League, soprattutto in Asia, dove ragioni storiche e la banale considerazione che l'inglese sia la lingua del mondo rendono incolmabile il vantaggio competitivo degli inglesi. Il cui campionato è sopravvalutato e pieno di mezze figure strapagate e poi da prestare gratis in giro per l'Europa, ma non la pensa evidentemente così LeTV, un'emittente cinese ('Le' sta per Leshi, sono leader soprattutto nell'online) che per circa 135 milioni di dollari a stagione ha acquistato i diritti della Premier League per la sola Hong Kong nel triennio 2016-19. Parliamo di 7 milioni di abitanti, comunque. Facendo una proporzione con l'Italia, è come se i diritti di trasmissione per la Premier League da noi costassero un miliardo di euro, come l'intera serie A per l'Italia. Certo, a Hong Kong scommettono sul calcio inglese anche le nonne, ma la cifra rimane impressionante. Twitter @StefanoOlivari