Calcio

Buffon e la confusione nelle scelte del Pallone d'Oro

Per Gigi Buffon le pile dell'orologio sembrano avere vita infinita, impossibile decriptare gli anni migliori da una carriera smisurata. Sì, la rete di Morata, ma nel martedì di Manchester l'aureola poggiava sul capo del capitano della Juventus. E risulta un po' triste, scorrendo l'indice nell'albo del Pallone d'Oro, non trovare il suo nome. Non lo vincerà - salvo miracoli divini - nemmeno quest'anno, non lo vinceranno altri che non siano Messi o Cristiano Ronaldo negli anni a venire. Posti gli orribili e a volte oscuri criteri motivazionali del premio - nel 99% dei casi si guarda ai risultati della squadra più che alle prestazioni del singolo anche se i due citati poc'anzi sovvertono ogni tipo di regola - viene da pensare in quale posizione della graduatoria possa finire il portiere bianconero nella prossima cerimonia di Zurigo. La sua squadra stava per sfiorare il triplete e lui ne è stato uno degli artefici. Cosa che invece è riuscita all'argentino, per il quale il quinto è solo questione di tempo. Altro quesito rimasto del tutto irrisolto: il Pallone d'Oro è un riconoscimento che va al giocatore più forte in circolazione o al giocatore che ha giocato meglio nel corso della stagione? Ponendo in auge il primo caso, faremmo fatica a confutare la storia degli ultimi anni, riferendoci anche e soprattutto al Messi del 2010. Il discorso cambia se ci si accosta all'avvenimento seguendo l'altra logica. Sempre cinque anni fa, il podio era completato da Iniesta e Xavi (avevano comunque vinto un Mondiale) e non prevedeva nemmeno un componente dell'Inter di José Mourinho. All'epoca destava scalpore, a mente calda, l'esclusione dai tre di Sneijder - triplete e finale di Johannesburg con l'Olanda -, ma il fatto più grave in realtà arrivava un po' prima e riguardava Milito. Perché l'argentino non è entrato nei 23? Rileggendo ancora adesso la lista si fa fatica a capire. C'è Asamoah Gyan e va benissimo dare la priorità all'importanza del Mondiale e a tutte le considerazioni geopolitiche del caso, ma non si può ignorare chi ha deciso con una doppietta la finale di Champions League. Un discorso analogo va fatto sempre per Messi e per la medaglia d'argento nella cerimonia del 2014. Fuori ai quarti in Europa, Liga all'Atletico, Coppa del Re al Real e un Mondiale - difficile ammettere il contrario - giocato al di sotto degli standard abituali, con Neuer costretto a guardargli le spalle. Già il solo fatto che la FIFA lo abbia premiato come migliore giocatore in Brasile la dice lunga. Nessuno discute di Messi, nemmeno le teste più folli. Ma quando finirà di contare in modo così netto il peso del nome? @damorirne