Calcio

Scuffet dalla A alla B, storia di un rapido elogio

Le parole più sincere sono arrivate da Vincenzo Fiorillo, portiere di proprietà Juve ma in prestito al Pescara, in un'intervista rilasciata lo scorso anno: «Occhio, anche io ero il nuovo Buffon». Quanto ci piace affibbiare etichette che pesano come macigni alla prima occasione utile? Simone Scuffet, per carità, ha esordito in Serie A alla grandissima, a 17 anni così come il numero 1 bianconero, legittimando la porta dell'Udinese nella seconda parte di stagione e soffiando il posto al malcapitato Brkic. Sul ragazzino si posa la mente sapiente del Cholo Simeone, l'Atletico lo vuole a tutti i costi. Alla famiglia Pozzo arriva un'offerta da 9 milioni di euro, Scuffet sembra a un passo dal vestire la casacca dei vicecampioni d'Europa. Purtroppo o per fortuna la trattativa viene interrotta dalla decisione dei genitori: «Deve finire la scuola e prendere il diploma, la Spagna può attendere». Da lì inizia la "discesa" del campioncino: il greco Karnezis gli soffia il posto, due sole presenze e non certo entusiasmanti, il prestito al Como in B (che dovrebbe essere ufficializzato in questi giorni). Predestinato magari no, i predestinati nel calcio sono altri. È gente che già a 19 anni teneva in mano una squadra, o quasi. E sapete benissimo di chi si parla. Non sono nemmeno i Santon o i De Sciglio, anche se sul primo c'eravamo cascati quasi tutti. I Petagna o i Camporese, perché non bastano una manciata di partite giocate discretamente bene per attribuire uno status che ha il solo scopo di alimentare aspettative che in rarissimi casi vengono confermate. Chiaramente Scuffet ha ancora tutta la vita davanti e nei prossimi anni sarà al 100% un portiere di Serie A, se non della Nazionale. Ma in quei casi, tornando a due stagioni fa, sarebbe stato più consono complimentarsi con il ragazzo per le ottime prestazioni, farlo camminare tranquillamente nel percorso di crescita ed evitare paragoni scomodi. Quasi dimenticavo. All'epoca non c'erano ancora i clic, si ragionava unicamente su carta - tranne alcuni casi - quando si decise di dare a un bambino di 11 anni l'epiteto di 'nuovo Maradona'. Ricorderete la storia di Vincenzo Sarno, il Torino, i 120 milioni spesi per il cartellino. Gettato nella mischia della TV, a far da guardia ai plastici di Bruno Vespa e palleggiare davanti alle telecamere con Batistuta e Mancini. Una carriera passata in squadre di categorie inferiori, nemmeno l'emozione dell'esordio in Serie A. «Non ho piacere a parlare di tutta quella storia, talvolta faccio fatica anche a ricordare quei momenti. Il calcio mi ha tolto serenità» dirà qualche anno più tardi. Per gli esterofili rammentiamo brevemente la folgorante carriera di Javier Portillo, il nuovo Raul. Una caterva di reti nelle giovanili del Real, l'approdo in prima squadra, il nulla e la scommessa persa dalla Fiorentina. La carriera dei gamberi. [poll id="14"] @damorirne