Calcio

Drogba-Chievo, Messi-Como: tutti gli affari saltati

Didier Drogba riceve le ultime istruzioni da Delneri, è pronto a fare il suo ingresso in campo. Prenderà il posto di Corradi, andando ad affiancare Marazzina. Letta così, al giorno d'oggi, sembra una di quelle storie da PlayStation, quando taroccavi la squadra per vincere facile. Ma quattordici anni fa, stava davvero per accadere. L'ivoriano è stato il più grosso rimpianto della storia del Chievo Verona, come rivelato dal presidente Luca Campedelli. Stentava ancora nella seconda divisione francese con la maglia del Le Mans e l'affare non andò in porto per colpa della Lazio. I biancocelesti avevano in pugno Luciano (all'epoca Eriberto) e Manfredini, ma poi non si fece più nulla. Solo tre miliardi e l'ex attaccante del Chelsea sarebbe diventato il nuovo punto di riferimento della favola clivense. L'orrore più grande? Lionel Messi scartato dal Como. A pensarci è sempre pelle d'oca. L'allora presidente del club lombardo, Enrico Preziosi, rivelò di aver ricevuto il fuoriclasse argentino per un provino. Aveva 15 anni, costava 50 mila dollari. Troppo gracile, pensò la dirigenza. C'era anche l'ostacolo della famiglia da sistemare in Italia perché si trattava sempre di un minorenne. «Certo che a vederlo adesso si può dire che avremmo sistemato i bilanci per trent'anni. Avere uno come lui è come avere mezza squadra» dirà qualche anno dopo. Sempre Preziosi, ma da numero uno del Genoa, e l'affare Pogba. Il francese, prima di firmare con la Juve, era sul punto di trasferirsi in Liguria. Raiola voleva la comproprietà con una big, ma Galliani - prezioso interlocutore dell'imprenditore dei "Giochi" - non accettò le condizioni poste dal procuratore. E che dire di Cristiano Ronaldo alla Juventus? Come raccontò Moggi, il portoghese aveva già svolto le visite mediche a Torino. Allo Sporting Lisbona sarebbero andati 5 miliardi più il cartellino di Marcelo Salas che, però, preferì trasferirsi al River Plate. Il Manchester United mise sul piatto circa 31 miliardi e si assicurò la firma di CR7. Stesso discorso per Daniele De Rossi e Alberto Aquilani, notati dall'ex dg bianconero nella finale scudetto primavera. Alla Roma Davids, alla Juve i due giovani in rampa di lancio e 15 milioni. La dirigenza capitolina arrivò ad offrirne 12 e accantonò la trattativa. Pastore al Palermo? Su consiglio di Moggi: «Non c'era ancora Andrea Agnelli, altrimenti l'avrei detto anche alla Juve». 2009, a cena siedono allo stesso tavolo Mourinho, Moratti, Raiola e...Pavel Nedved. L'allenatore portoghese: «Vieni da noi, vinciamo il triplete». Lui ci pensa, poi opta per la scelta di cuore. Non torna più a giocare e poco dopo entra nella dirigenza della società di Corso Galileo Ferraris. Per una volta perde Raiola. La lista è ancora lunga e seguendo la logica emotiva, non si può non parlare di Francesco Totti e la Roma. Oltre al noto flirt con il Real Madrid è da ricordare il quasi trasferimento del Pupone alla Samp. È il 1997 e Carlos Bianchi non si accorge delle potenzialità del ragazzo, anzi si impunta su Jari Litmanen. Durante un torneo amichevole con Ajax - squadra del finlandese - e Borussia Moenchengladbach, Totti va a segno e illumina la platea tanto da far dire al presidente Sensi: «Lui non si muove da qui». @damorirne