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Under 21, l'Italia ha anche un futuro

Comincia in Repubblica Ceca l'Europeo Under 21 ed i temi sono più scontati di quelli dati all'esame di maturità: sostituite la Resistenza con il livello dei nostri azzurri che non è più quello di una volta e i pericoli della tecnologia con gli stranieri che tolgono spazio ai giovani, lo schema è sempre quello. Se a questo poi si aggiungono i balbettamenti della Nazionale vera di Conte, allora ecco che scatta il disfattismo cosmico. Bisogna però dire che se non abbiamo mai visto giocare il 99% dei calciatori trattati dai nostri grandi club (poi bisogna fingere e lo faremo, come tutti gli altri, copincollando qua e là), non si può dire altrettanto dei convocati di Di Biagio che sono quasi tutti titolari nelle loro squadre di A o B e le cui caratteristiche tecniche sono note all'appassionato medio. In serie A il discorso vale per i ragazzi-copertina come Berardi e Rugani, ma anche per Zappacosta, Belotti, Romagnoli, Baselli, Crisetig, Benassi, Izzo e Verdi. In porta vale per Leali e Sportiello, anche se il titolare di Di Biagio è Bardi. Nel massimo campionato italiano hanno avuto meno spazio, per vari motivi, Sturaro (ma in questa Juventus trovare spazio era difficilissimo, lui l'ha comunque trovato anche in Champions), Bernardeschi (per il grave infortunio, se no Montella l'avrebbe utilizzato sempre), Cataldi, Biraghi Barba e Bardi. In B sono stati protagonisti stra-veri Viviani, Sabelli e Battocchio, ma hanno comunque avuto una loro dimensione anche Bianchetti e Trotta. Nessun festival degli sconosciuti, quindi, nessuna scommessa su panchinari fissi o gente con un passato soltanto giovanile. Non stiamo dicendo che la squadra possa già considerarsi qualificata per i Giochi di Rio (passano in quattro su otto, potrebbe andare bene anche il quinto posto se l'Inghilterra arriverà alle semifinali visto il solito discorso Gran Bretagna), ma che i suoi giocatori hanno già nei rispettivi club responsabilità importanti, come non sempre è avvenuto nella nostra storia. Insomma, il disfattismo è utile a tanti (soprattutto per spiegare preventivamente i fallimenti) ma in questo caso non è giusticato: mancano il Roberto Baggio (che peraltro con l'Under 21 ebbe una carriera modesta), il Pirlo o il Maldini giovane, ma il livello medio è davvero molto buono. Va anche poi detto che avrebbero avuto l'età per partecipare a questo europeo anche De Sciglio, Verratti ed El Shaarawy... Senza contare che i mitizzati vivai di Francia e Spagna seguono questo Europeo da casa e quelli di moda come Belgio e Svizzera nemmeno hanno qualificato la loro Under per i playoff. Conclusione? Il calcio italiano è gestito da cani (senza offesa per i cani), ad ogni livello, ma la base è così ampia e la cultura tecnica così consolidata e diffusa sul territorio che qualcuno di buono viene fuori sempre. Almeno fino al 2015 è accaduto questo. Twitter @StefanoOlivari